Voto

7

A una settimana di distanza dall’uscita di Shoot for the Stars, Aim for the Moon di Pop Smoke, arriva un altro progetto postumo: Legends Never Die di Juice WRLD, ventuno tracce che raccontano l’incubo della tossicodipendenza come un labirinto buio che esclude la redenzione. Tuttavia, il disco si apre con Anxiety, una traccia audio in cui Juice WRLD lancia un messaggio d’incoraggiamento ai fan che vibra di speranza: “Before I get up out of here, I wanna tell you that you can do anything you put your mind to, period”.

Legends Never Die è un ossimoro musicale che celebra la vita accostandola di continuo a sentimenti negativi, utilizzando melodie malinconiche, talvolta graziose, e testi incisivi e strazianti. Prodotto da collaboratori di fiducia (Charlie Handsome, Rick Rubin e Marshmello e altri) il disco lascia precipitare l’ascolto nell’oscurità delle sue atmosfere emo rap, dove le barre inquietanti dell’artista cadono traccia dopo traccia in un baratro profondo: “Said I was okay, but I’m lying, feel like that I’m dying/Soul screaming and crying, feel my brain frying” (Bad Energy). Anche i pezzi più sentimentali e sfacciati sono avvolti da un alone cupo, palpabile e visibile nei titoli tetri come promette la nebbiosa Life’s a Mess (feat. Halsey). Man of the Year (prod. Skrillex), invece, è una traccia controversa in quanto retta da una strumentale punk-rock ottimista, su cui però l’artista rappa nuovamente delle sue lotte contro la droga invocando la forza dell’amore.

Legends Never Die nasce dal cuore e dall’anima di Juice, presi in custodia dai suoi amici e collaboratori che ne hanno fatto un album emotivamente sincero. Il titolo Legends Never Die è evocativo del senso intrinseco al progetto, anche se, forse, eccessivamente pretenzioso nella forma, nonostante lo stesso Juice in Conversations si confronti con un’autentica leggenda: “Juice like Tupac Shakur, no Ice-T”. Persino l’interludio di The Man, The Myth, The Legend, in cui vengono ostentate le sue capacità da freestyler, potrebbe apparire rutilante. Tuttavia, l’album ci proietta esattamente nella traiettoria artistica-personale che il giovane rapper stava percorrendo: un percorso fatto di vertiginose altezze e terribili discese verso un vuoto oscuro, le cui spinte risuonano ad oggi ancora più toccanti data la natura postuma del progetto.

Deborah Cavanna