Nell’anno che segna il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, sono state tante le occasioni per ricordare e riscoprire l’opera del regista friulano. Molto più rari, invece, i momenti dedicati alla celebrazione di un’altra data fondamentale nella storia del cinema: 100 anni dalla nascita di Jonas Mekas, regista lituano di spicco del New American Cinema e padre del cinema sperimentale e d’avanguardia tout court

Dopo l’omaggio al regista avvenuto a Pesaro durante la 58esima edizione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, e la vittoria del documentario Fragments of Paradise alla 79esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, anche Roma si unisce alle celebrazioni aprendo gli spazi del Padiglione 9b del Mattatoio per la mostra Jonas Mekas. Images Are Real. La vita di Mekas, infatti, conta più di un punto di contatto con l’Italia: a partire dal legame con Pasolini – coronato da un incontro al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 1967 e seguito dalle riflessioni sul mezzo cinematografico come gesto rivoluzionario – fino al rapporto con la Mostra di Pesaro e all’incontro col duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi, che con lui ha curato le mostre The Internet Saga, All These Images, These Sounds e Blue, Yellow, Red, Purple

In occasione del progetto espositivo a Roma – visitabile dal 9 novembre 2022 al 26 febbraio 2023 -, una guida in 5 tappe fondamentali alla filmografia del regista per cercare di entrare a fondo nella sua immensa opera.

Reminiscences of a Journey to Lithuania, 1972

Reminiscences of a Journey to Lithuania è la chiave d’accesso a una parte della vita di Mekas che, raccontata più volte a parole, si materializza per la prima volta sullo schermo attraverso le sembianze di un inatteso miracolo. Il film documenta infatti il ritorno di Jonas e suo fratello Adolfas nel villaggio di Semeniškiai in Lituania – terra natia e casa della madre – dopo un’assenza di 27 anni dovuta all’esilio in periodo di guerra. In fuga verso la Svizzera neutrale e bloccato in un campo di concentramento a Elmshorn in Germania, Mekas è riuscito ad arrivare negli Stati Uniti solo nel 1949, prima a Chicago e poi a Williamsburg, Brooklyn. Dal caos della Grande Mela e gli affanni della corsa verso la promessa di una nuova vita, il regista ritrova i paesaggi rurali in cui è cresciuto e che tormentano i suoi ricordi. Dov’è la sua vita, adesso? È a New York, dove una nuova videocamera Bolex sembra spianargli una strada nel mondo del cinema, o è ancora lì, dove la madre e la sua famiglia attendono con impazienza che ritorni, con lo sguardo commosso e segnato da una velata rassegnazione

Lost, Lost, Lost, 1976

“A displaced person”: così si definisce Jonas Mekas. Lost, Lost, Lost è il racconto di una persona senza un posto nel mondo, che ha provato a mettere radici ovunque senza mai chiamare nessun luogo “casa”. “Il periodo che affronto in queste sei bobine è stato di disperazione, di tentativi di far crescere nuove radici in un nuovo terreno, di creare nuovi ricordi. Ho provato a mostrare cosa si prova a essere in esilio, come mi sentivo in quegli anni. Ha il titolo di Lost, Lost, Lost perché descrive lo stato d’animo in cui io e mio fratello ci trovavamo all’epoca. È lo stato d’animo di una displaced person, una persona che non ha ancora dimenticato il paese d’origine né ha messo radici in uno nuovo”. Dalle immagini filmate durante il periodo di esilio fino all’arrivo a New York, con gli incontri decisivi e i luoghi cruciali come la Silver Factory o il Chelsea Hotel, il film del 1976 esplora a fondo il rapporto tra il regista e la ricerca della propria identità, e il ruolo fondamentale che il cinema ha avuto in questa dinamica. 

As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses Of Beauty, 2000

Film cardine della carriera del regista, As I Was Moving Ahead è la più grande testimonianza del valore che Mekas ha attribuito alla celebrazione dell’istante paradisiaco: quei momenti che, passando quasi inosservati nel loro manifestarsi per la fugacità e l’immediatezza con cui avvengono, rimangono tuttavia nei solchi della memoria in modo permanente per la loro profondità emotiva. Mentre le avenue di Manhattan brulicano di persone protese verso il nuovo millennio, forse preoccupate dal futuro e dall’ostacolo cibernetico del Millennium Bug, Mekas è intento a celebrare, nella sua sala di montaggio nel cuore pulsante della città, gli ultimi istanti del secolo che di lì a poco sarebbe andato via per sempre. Nella notte tra il 31 dicembre 1999 e il 1° gennaio 2000, il regista si dedica al montaggio di immagini filmate in circa 30 anni di vita, dai primi passi negli ambienti del New American Cinema – con i suoi protagonisti, da Warhol ai poeti della Beat Generation – alla fondazione degli Anthology Film Archives, fino ai primi istanti di vita della figlia Oona. Accompagnate dal voice over – che rappresenta una costante nel lavoro artistico di Mekas -, momenti ordinari di una vita straordinaria si susseguono legati da un fil rouge costituito da interrogativi sull’essenza del cinema e della vita, sull’importanza dei momenti fugaci e sugli attimi in cui sembra non accadere niente e in cui invece succede ogni cosa.

Sleepless Nights Stories, 2011

Ispirato alla narrazione de Le mille e una notte, Sleepless Nights Stories è una passeggiata – composta da 25 storie – lungo le infinite notti trascorse da Mekas a New York, tra appartamenti, studi, gallerie, bar e locali. “Le storie narrate coprono una vasta gamma di emozioni, geografie, angosce personali o aneddoti”, dice il regista del film del 2011, che è a tutti gli effetti un mosaico di cui ogni tassello custodisce storie personali e collettive. Un viaggio fatto di incontri magici e momenti sorprendenti: un volto amico, un’interazione timida, un’espressione imbronciata, una battuta auto ironica, un calice di vino, un gatto che fa le fusa. La vita di un uomo che ha trovato il modo di fondersi con i contesti, le energie, i luoghi e le personalità che ha incontrato lungo la propria strada. Alcuni tra i tanti volti familiari che appaiono all’interno del film: Patti Smith, Yoko Ono, Björk, Harmony Korine.

The Internet Diaries, 2010-2018

Dopo una vita intera trascorsa a meditare sull’essenza e le infinite potenzialità del mezzo cinematografico, Jonas Mekas dimostra di non aver mai smesso di reinventarsi e applicarsi a nuovi contesti, periodi storici e medium. Per questo, nel 2010, ormai artista rinomato in tutto il mondo, inaugura il sito www.jonasmekas.com, diario digitale online e archivio in cui condividere momenti della propria vita. Spesso impegnato in mostre, presentazioni, viaggi e ritorni a casa, da marzo 2010 a novembre 2018 – un anno prima della sua morte – il regista ha riempito ogni pagina virtuale del diario con scritti, foto e filmati per cristallizzare nel tempo preziosi istanti irripetibili. Ora, chiunque può immergersi anche solo per un momento nella vita di Jonas Mekas, perdendosi tra le sue immagini e lasciandosi travolgere da ognuno dei suoi molteplici, infinitesimali, istanti paradisiaci. 

Arianna Caserta