Un giorno assalta le poste e minaccia il massacro se nella nuova serie di francobolli, dedicata ai migliori comici della storia, non fosse stato incluso anche lui. Un altro giorno ruba le pagelle ai bambini fuori dalle scuole. Il più delle volte si dedica a fare esplodere edifici, trucidare masse di persone e tentare di uccidere Batman. Perché lo fa? Non serve un motivo. È il Joker, punto e basta.

Il supercattivo dell’universo DC Comics è una delle personalità più affascinanti del mondo fumettistico e non è quindi un caso che, nel corso degli anni, questo personaggio fuori dalle righe sia approdato sul piccolo e grande schermo molteplici volte, accanto al suo nemico numero uno: Batman. Se per il personaggio dell’eroe-pipistrello ogni interprete si mantiene fedele a un prototipo standard (fascinoso, ricco e potente) e la sua storia è nota a tutti, non si può certo dire lo stesso per la sua nemesi, dalla personalità sempre cangiante e dalle origini incerte. Impersonato da tanti attori e interpretato altrettanti modi diversi, Joker ha come caratteristica fissa il motore delle sue azioni: la follia e il desiderio di generare il caos.

Partendo da Cesar Romero, primo interprete del personaggio nella pellicola del 1966 e poi nella serie tv, passando per Jared Leto in Suicide Squad (2016) e arrivando all’ultimo Joaquin Phoenix, ;tre sono i Joker nella storia del cinema che hanno saputo catturare e restituire l’essenza psicologica del più pazzo criminale di Gotham City.

“Sono già morto una volta. È molto liberatorio.” – Jack Nicholson in Batman (Tim Burton, 1989)

In una Gotham City resa tetra e spettrale al punto giusto grazie alla scenografia mozzafiato che gli ha fatto anche guadagnare un Oscar, Tim Burton restituisce la sua personale visione su Batman e la sua ascesa, in contrapposizione alla nascita del suo diabolico nemico. Jack Napier sembra all’inizio un normalissimo criminale, braccio destro del potente boss malavitoso Carl Grissom. In seguito a un incidente presso l’industria chimica AXIS Jack diventa Joker: l’innaturale e smisurato sorriso, causato dalle operazioni ai nervi facciali che è stato costretto a subire per salvare il proprio volto, rende il Joker di Nicholson inconfondibile. A suon di pessime battute e risate malefiche, Joker sconvolge la città di Gotham e come un clown mette in scena il suo spettacolo. Il suo saltellare di qua e di là in maniera grottesca, sfoggiando quel ghigno mostruoso lo rende un personaggio burtoniano ideale, tanto da ricordare a tratti Beetlejuice, un altro famoso villain dell’universo del regista.

“Sono un agente del caos. E sai qual è il bello del caos? È equo.” – Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro (Christopher Nolan, 2008)

È diventato una vera e propria icona del genere, tanto che è valso all’attore un Oscar assegnatogli postumo nel 2009. Molto meno clown, molto più terrorista: Joker è un efferato criminale e un vero psicopatico. Ride poco, ha continui tic nervosi, elabora piani diabolici calcolati fino al più infimo particolare, ma non gli interessa raggiungere uno scopo. Joker è una specie di anarchico deviato, vuole solamente creare il caos. È questo che lo rende diverso da tutti gli altri cattivi di Gotham, e anche molto più pericoloso. La psiche di questo personaggio è insondabile e le sue origini avvolte dal mistero, ma non bisogna porsi troppe domande: “Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo”.

“Pensavo che la mia vita fosse una tragedia, ma ora mi rendo conto che è una commedia…” – Joaquin Phoenix in Joker (Todd Phillips, 2019)

In una Gotham City invasa da criminali, topi e malattie, con la popolazione ridotta alla fame, il clown e aspirante stand-up comedian sull’orlo del baratro Arthur Fleck, si trascina per le strade tra casa, lavoro e assistenti sociali. La nascita del supercriminale corrisponde a un viaggio ai margini della società: Fleck, inizialmente un uomo innocuo, di animo buono ma alquanto disturbato, è costretto a dare retta alle storture della sua mente, perché è quello l’unico modo per salvarsi da un mondo ingiusto e spietato. Il Joker di Phoenix è profondo, tragico e commovente. La follia che contraddistingue il cattivo è una vera e propria malattia mentale che lo obbliga a ridere anche quando non vorrebbe, fino a che Arthur non decide che è giunto il momento di assecondare quella risata, invece di tentare di soffocarla. Da questo momento, la stessa città che lo ha sempre trattato come un rifiuto si inchina davanti a lui.

Giulia Crippa