Artista talentuoso ed eclettico, John Turturro ottiene il successo negli anni Novanta grazie a Joel Coen e Spike Lee, che lo scelgono per interpretare diverse pellicole di successo come Barton Fink (Joel e Ethan Coen, USA, 1991), Jungle Fever (Spike Lee, USA, 1991) ma soprattutto il cult Il grande Lebowski (Joel e Ethan Coen, USA, 1998), dove veste i panni di Jesus Quintana, l’acerrimo nemico del Drugo e dei suoi compagni di bowling.

Ma nel corso della sua lunga carriera Turturro si è trovato più volte anche dietro la macchina da presa, per girare pellicole come Romance & Cigarettes (John Turturro, USA, 2006), un musical dal cast corale che narra le vicende di un marito fedifrago (James Gandolfini), della sua focosa amante (una Kate Winslet in ottima forma) e della sua famiglia. Più recente è invece Gigolò per caso (John Turturro, USA, 2013), in cui Turturro recita come protagonista a fianco di Woody Allen, rispettivamente nei ruoli di un inusuale accompagnatore e del suo strambo pappone.

Non solo commedie per Turturro. L’attore americano si è infatti distinto anche per ruoli drammatici. Nel 1997 interpreta Primo Levi nella trasposizione cinematografica de La tregua (Francesco Rosi, Italia, 1997), recitando al fianco di attori italiani del calibro di Claudio Bisio e Massimo Ghini. E sarà proprio la collaborazione con il regista Francesco Rosi a far riavvicinare Turturro alle proprie origini: l’attore ora possiede la cittadinanza italiana, parla la nostra lingua e ogni estate trascorre le vacanze in Sicilia.

“Napoli è un luogo misterioso sia per chi non ci abita sia per i suoi stessi abitanti: c’è qualcosa di veramente vibrante e vivo che si percepisce ovunque ed è come qualcosa d’infinito che percepisci anche quando la lasci. Mi ha colpito molto e credo di aver riportato nel film queste sensazioni”. Con queste parole Turturro vuole riferirsi a uno dei suoi progetti meno noti: Passione (John Turturro, Italia, 2010), un documentario musicale sulla tradizione melodica partenopea, al quale hanno collaborato artisti italiani del calibro di Mina, Massimo Ranieri e Fiorello.

Elia Altoni