Voto

6

Il 19 giugno è uscito il settimo album in studio di John Legend, Bigger Love, un arcobaleno di emozioni positive che si staglia nel cielo dopo una terribile tempesta di odio, ingiustizia e dolore. L’artista, infatti, vuole gettare una luce di speranza sul presente, oscurato da razzismo, crisi economica e culturale, discriminazioni e paura dell’altro, soprattutto se considerato diverso.

Bigger Love si apre con Ooh Laa, traccia nella quale il doop-wap dei Flamingos di I Only Have Eyes for You flirta con un basso hip hop su cui l’artista lascia cadere delle linee vivaci e gentili. Questa giustapposizione si ripete anche in Actions, dove il rilassato “La-da-da-da-dah” della celebre The Next Episode di Snoop Dogg e Dr. Dre (campione a sua volta di The Edge di David McCallum) si fa ancora più morbido e prosegue il tono sensuale e ammiccante della traccia precedente. I’m Ready (feat. Camper) evoca la dolce melodia di Here My Dear di Marvin Gaye, mentre I do cita Alright di Kendrick Lamar.

Le sedici tracce ci immergono in atmosfere eclettiche, che spaziano dall’R&B più seducente (U Move I Move feat. Jhené Aiko) ai ritmi pop-soul (Wild feat. Gary Clark Jr.), passando per gli accordi funk, le ballad sentimentali (Conversations in the Dark) e gli audaci beat hip hop. La voce vellutata di John Legend è uno strumento che suona all’unisono con le altre melodie, e raggiunge il culmine dell’intensità in Never Break: l’ultima delle poesie d’amore dell’album, nella quale il “We will never” finale simboleggia un vero e proprio “Forever”. La title track esprime a pieno il mood edificante dell’intera tracklist, specchio della resilienza del cantante mossa da sentimenti profondi.

Bigger Love un album retrò-moderno: un ponte tra il passato e il presente che trae la propria luce dai diversi sample, che come gocce d’acqua sono rimasti sospesi nel tempo e, attraversati dall’animo solare di John Legend, sono divenuti un arcobaleno di connessioni accoglienti, ma a tratti dispersive. L’ascolto complessivo appare infatti appesantito dalla lunghezza delle singole tracce, in cui il romanticismo del cantante sembra infrenabile.

Deborah Cavanna