Voto

8

Dopo mesi in cui il musicista californiano ha fatto parecchio parlare di sé, soprattutto per l’annuncio del suo rientro nei Red Hot Chili Peppers arrivato nel dicembre scorso, ma anche per il rilascio di nuovo materiale per il side-project Trickfinger, finalmente è uscito il nuovo lavoro solista di Frusciante. Maya (dedicato al suo gatto) è il primo album elettronico completamente strumentale rilasciato sotto suo nome, un mix di influenze provenienti dal mondo rave anni Novanta e dall’espressività della musica senza liriche.

L’ambiente creato dalle tracce è in equilibrio fra claustrofobia e ampio respiro, l’ago della bilancia è la sezione ritmica. Nel continuo back-and-forth tra sample, computer e percussioni acustiche trovano spazio melodie coinvolgenti, presentate nel singolo Brand E. Il disco prosegue tuttavia in direzioni ritmiche serrate e insistite (Usburp Pensul, Flying), sopra le quali si muovono agili suoni sintetizzati e avvolgenti (Blind Aim) ma anche sgangherate modulazioni (Zillion). Il sipario Anja Motherless racchiude magistralmente le diverse direzioni creative di Maya, in cui spicca la sperimentazione con sonorità vicine all’elettronica più recente in Pleasure Explanation.

Tralasciandone la straordinaria produttività – dentro e fuori dai RHCP, nell’ultima decade di solitudine ha ben dimostrato di sapersi arrangiare da solo – la creatività di John Frusciante arriva con Maya a un nuovo, entusiasmante traguardo. Il disco suona omogeneo e coinvolgente, la personalità dell’artista emerge in una giungla di estremi scatenati e arrangiamenti calibrati al millesimo. Una nuova giovinezza.

Riccardo Colombo