Voto

8

Quest’anno più che mai nel mondo del rap – e non solo – è in voga il dissenso politico: gli album che stanno segnando il 2017, a partire dai messaggi subliminali della tracklist di DAMN. di Kendrick Lamar, hanno come filo conduttore un Trump che calza troppo stretto ai cittadini americani.

Così Joey Bada$$ decide di pubblicare un progetto che sensibilizzi verso le diseguaglianze etniche: “Rule one: this microphone’s a weapon
 / I’m shootin’ out the actions manifested and my passion” (For My People).

Tutto il disco segue dunque un filo rosso ben preciso: l’America. Joey Bada$$ immerge il suo flow in sonorità soulful, cita Notorious (“Look up in the sky, it’s a bird, it’s a plane”), Nas e Jay-Z (“I’m out for Presidents to represent me”) e richiama con ricorrenza (nella copertina e nei video) il drappo nazionale creato da bandane rosso-blu in riferimento alla storica contesa tra le due gang dei Bloods e Crips.

Jo-Vaughn Virginie Scott, classe ’95, sa destreggiarsi anche con il patois jamaicano, che viene usato in Super Predator per proporre un paragone tra la lotta dei rastafariani contro Babylon e quella tra afroamericani e polizia. In questo senso si può leggere ALL-AMERIKKKAN BADA$$ anche in chiave religiosa: “Can’t change the world unless we change ourselves”.

Quest’anno ai Grammy Kendrick avrà un avversario da temere.

Anna Laura Tiberini

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