Voto

8

Dopo il successo di Benji del 2014, di Universal Themes del 2015 e la collaborazione al film di Sorrentino Youth – La giovinezza, Mark Kozelek torna sulla scena musicale con Jesu/Sun Kil Moon, terzo album in meno di tre anni.

Il songwriter americano ha spesso collaborato con artisti nuovi e diversi tra loro; per questo ultimo disco ha lavorato principalmente con il musicista e produttore Justin Broadrick dei Godflesh, che compare con il nome Jesu. La mente di Sun Kil Moon si affianca al progetto di Broadrick, dal sapore post-rock ed elettronico, mentre agli arpeggi delicati di Kozelek si accostano suoni elettronici e metallici e a chitarre prepotenti, sulla scia dei quali aumenta anche la forza vocale.

In Good Morning My Love gli arrangiamenti acustici cedono la scena a chitarre distorte che esprimono concentrati di ira e immediatezza, così come nelle estatiche Carondelet e Sally. Mentre sono Exodus e Beautiful You a costituire il perfetto punto di fusione delle due menti creative: un leggero tappeto di elettronica accompagna pacati arrangiamenti di chitarra folk-rock.

Con questo album trionfa la viscerale verbosità, la canzone recitata a cui ci avevano abituati i monologhi diaristici di Universal Themes: la performance cede progressivamente il passo al gusto della conversazione e della confessione intimistica, a volte anche polemica. Emblematico in questo senso è il pezzo Last Night I Rocked the Room Like Elvis and Had Them Laughing Like Richard Pryor, provocatorio nel sound e velatamente polemico nel testo.

Tutta la discografia dell’artista è percorsa dal filo conduttore dell’amore, che in questo album è particolarmente centrale e si presenta secondo diverse forme. In Exodus, il piccolo capolavoro dell’album, il tema trova un doloroso apice: cadenzato da un pianoforte morbido, da cori struggenti e dai loop serafici di Broadrick, Sun Kil Moon esprime la massima vicinanza umana e spirituale al musicista Nick Cave, in lutto per la perdita prematura del figlio. La musica sembra non voler importunare le parole, che raccontano di una sofferenza così insopportabile, e il brano si conclude disarmato, come solo questo tipo di dolore può rendere: “For all bereaved parents – I send you my love”.

Valeria Bruzzi