Voto

5

Per risalire alle origini del personaggio Jesus Quintana è necessario tornare al 1998. In quell’anno i fratelli Cohen facevano uscire Il grande Lebowski, film cult che racconta le scalcagnate imprese del Drugo Jeffrey Lebowski. Lì Quintana, impersonato da John Turturro, appariva per una scarsa manciata di minuti, ma sono stati abbastanza per renderlo un personaggio iconico che ha fatto letteralmente impazzire i fan del film. Complice una certa spinta commerciale, Turturro ha deciso di recuperare il loco giocatore di bowling dalla tenuta viola per dare vita – in veste di regista, sceneggiatore e attore protagonista – a un lungometraggio che è andato dritto incontro a tutti i rischi dell’impresa: scrivere un intero film dagli spunti di un cameo di qualche minuto è una sfida parecchio ambiziosa.

Una volta uscito di prigione, Quintana inizia a scorrazzare per gli USA con l’amico Petey e l’amica Audrey tra vagabondaggi, furti d’auto, sesso sfrenato e sparatorie, rincorrendo un raffazzonato ideale di libertà che per certi versi riesuma tratti della cultura hippie. Le sue sono tutte azioni “da Jesus”, ma presto lo fanno scadere da figura dissoluta, enigmatica e pericolosa a personaggio infantile che non farebbe male a una mosca. Quella proposta da Turturro non è che una versione disinnescata e scolorita di Quintana, tanto che la battuta più celebre del personaggio, “Nobody fucks with the Jesus”, da marchio di fabbrica si fa citazione vuota e un po’ ridicola.

Jesus Rolls, comunque lo si prenda, è come un giocattolo difettoso: chi si aspettava una sorta di spin off de Il grande Lebowski deve aver apprezzato solo i primi minuti, quando la presentazione del personaggio Turturro cerca di riprendere i toni del cult dei Coen; chi pensava di vedere una storia completamente nuova si è trovato davanti a una sorta di sfocato remake de I santissimi di Bertrand Blier (cui il film si ispira dichiaratamente), incontrando nient’altro che una scadente commedia di impianto francese e ambientazione americana.

Ambrogio Arienti