Voto

6

Pochi mesi dopo l’uscita delle cinque tracce che compongono Never, i Jesu rilasciano un nuovo disco scritto da Justin Broadrick, il fondatore del progetto nei primi anni Zero dopo lo scioglimento dei Godflesh (in passato Broadrick ha suonato nei Napalm Death). Terminus è una collezione di brani dal gusto amaro e melodico che segue il percorso già tracciato dall’artista britannico: pesanti suoni di chitarra a fare da contraltare ad ambienti shoegaze di ampio respiro, nei quali trovano sfogo emozioni oscure e solitarie.

La foresta, artwork dei release di quest’anno, sembra apparire in un sogno distorto nella traccia d’apertura When I Was Small: le movenze slow-core caratterizzano anche la title-track, pur man mano aprendosi a melodie pronunciate in sottofondo da sintetizzatori e riverberi. Nel singolo Alone si percepisce il tocco di Broadrick in una traccia altrimenti radiofonica, una verve poi meglio elaborata in Consciousness e in Disintegrating Wings. È Don’t Wake Me Up la più evocativa delle canzoni, tra un arpeggio delicato e liriche semplici ma efficaci (“You don’t care that things don’t stay the same, I fail to see that things will change”), prima che Give Up esplori una dimensione elettronica coinvolgente e più agile nel muoversi tra i diversi momenti della canzone.

Forse non è un disco che verrà ricordato dai posteri, ma Terminus conferma una direzione che, per quanto di nicchia, ha molto da dire. La insistita dinamica a bassi giri della prima metà del disco appare meno significativa del “side B”, che invece lascia intravedere più di uno spiraglio di luce (e di aria fresca) per il futuro.

Riccardo Colombo