Voto

7

Scelta da Billie Eilish come artista d’apertura per il Where Do We Go? World Tour (interrotto poi dopo sole tre date per il diffondersi del Covid-19) Jessie Reyez sembra essere saltata fuori dal nulla, insieme al suo album di debutto Before Love Came to Kill Us. Eppure la cantante canadese di Toronto è già da milioni di visualizzazioni su Youtube, vanta due EP all’attivo, un passato di songwriter fatto di pezzi dal successo planetario scritti per Dua Lipa e Calvin Harris.

Partita da una città che vanta la scena R&B più florida e trainante del pianeta, da questo genere Before Love Came to Kill Us prende in prestito alcune tematiche, come l’amore, il senso di perdita e il ricordo per scivolare in un pop che nel corso delle quattordici tracce del disco si immerge in altri generi, lasciandosi “sporcare” e uscendone ogni volta più ricco e convincente. Il merito di questo crossover riuscito risiede nelle capacità canore e interpretative fuori scala di Jessie Reyez: un jukebox vivente capace non solo di passare da un genere all’altro, ma anche di dimostrare le sue skills in maniera sempre brillante e efficace.

In questi anni di “gavetta”, Reyez sembra essere riuscita a rubare il meglio da alcune colleghe decisamente più celebri: in La Memoria la sentiamo cantare in spagnolo da quella che sembra una dimensione eterea, uscita direttamente da un album di Rosalía. La si trova suo agio in una dimensione doo-woop in stile Lizzo (Coffin) tanto quanto in ballad dalle tonalità sabbiate prese da Lana Del Rey (Figures).

Mosse che non prevedono costruzioni quelle della cantante canadese, che è figlia di un retaggio musicale che sembra appartenerle da sempre: e questo basta a renderla una delle rising star su cui puntare gli occhi per il 2020.

Matteo Squillace