Voto

8

Un mixtape, due singoli, una lunga parentesi da ghostwriter e tantissime collaborazioni, da Erykah Badu a Chance The Rapper. In tredici anni di carriera Jay Electronica aveva scelto di aspettare una chiamata per regalarci il suo primo album A Written Testimony, uscito sotto l’egida lucente di Roc Nation e partorito “in 40 giorni e 40 notti”, come annunciato dall’autore stesso su Twitter. Un lavoro che proprio per questo aneddoto assume connotati ancora più particolari e significativi.

Le tematiche principali che permeano A Written Testimony sono due: l’appartenenza di Jay Electronica alla Nation of Islam, da tutti riconosciuto come il più influente movimento islamico d’America, e la profonda correlazione che si crea in ogni intreccio e in ciascuna nota scelta. E se da un lato il rap slam poetry che contraddistingue da sempre il rapper di New Orleans è rimasto immutato, la produzione musicale è impreziosita dai sample più disparati presi in prestito da pezzi di Rihanna e di Brian Eno, da altre collaborazioni illustri (ci sono Travis Scott, The-Dream e un cameo di James Blake in Universal Soldier) e dalla presenza di Jay-Z.

A Written Testimony è un disco che non solo risveglia l’orgoglio afroamericano ma ripercorre la storia di una cultura, fondendo misticismo e realtà e portando l’ascoltatore in un territorio fluttuante dove il confine tra i due è estremamente labile (The Neverending Story è la perfetta rappresentazione musicale di questo concetto). Jay Electronica così si affianca a 4:44 del suo mentore/contraltare, e ci spinge a riflettere, ascoltare attentamente, a riaprire i libri di storia e a documentarsi. È sicuramente un bel regalo che possiamo fare a noi stessi.

Matteo Squillace