Voto

8

Dopo l’uscita di Soft Sounds from another Planet del 2017 incentrato sui temi della perdita e del dolore, Michelle Zauner a.k.a. Japanese Breakfast è riuscito a raggiungere una dimensione più serena e gioiosa per il suo ultimo lavoro, Jubilee, uscito lo scorso 4 giugno per l’etichetta Dead Oceans. E questa forse è la  migliore scelta che la cantautrice potesse fare. Come ha dichiarato in numerose interviste, Zauner ha sempre voluto intitolare questo album “Jubilee”, ossia “giubileo”: una celebrazione del passaggio del tempo che annuncia l’apertura di una nuova, grande, era. Es è esattamente così che si apre il disco: con la traccia Paprika che si presenta in una gloriosa sezione di fiati, dentro a una batteria in parata che annuncia tanto il festival quanto lo spirito di gioia delle canzoni a venire. Inframezzata da una chitarra groovy, archi svolazzanti e cori entusiasmanti, ecco la domanda che rappresenta e fa incontrare il sentimento ricorrente in tutto il disco: “How’s it feel to stand at the height of your powers/to captivate every heart?”. 

Ma questa non è una gioia superficiale, tanto meno una vana esaltazione del successo: al contrario, Japanese Breakfast affronta coraggiosamente il suo insieme complesso, esponendo le difficoltà nascoste in una vita che sembra incantata sono all’apparenza e le cicatrici che le danno coerenza e forma. Questi sentimenti raggiungono l’apice in Posing For Cars, dove in sei minuti, di cui due terzi strumentali, la cantautrice “spiega” attraverso un assolo di chitarra lenta e potente cosa significa avere “un unico lento desiderio che cresce” (“A single slow desire fermenting”). Jubilee non è una celebrazione del proprio talento, quanto più una presa di coscienza sul proprio percorso e sui propri obiettivi, un momento in cui si infrangono gli specchi ed emerge la vera sostanza di Zauner che, per quanto ancora leggermente acerba, dimostra un grandissimo talento. 

Giulia Tonci Russo