Voto

5

Sembra essere l’otto il numero portafortuna dei Japandroids, che per la terza volta consecutiva scelgono di produrre solamente otto brani. Stesse premesse dunque, ma gli intenti sembrano totalmente differenti: i Japandroids abbandonano lo stile garage che aveva caratterizzato i due album precedenti per abbracciare un sound dalle tonalità modern-rock che non disturba né esalta il frenetico succedersi dei brani.

Near To The Wild Heart of Life è un disco in cui è il sentimentalismo a ritagliarsi un posto privilegiato, complice anche il registro smielato dei testi, quasi come se fossero semplici scambi di battute tra due innamorati (“I used to be good/But now I’m bad, I’ll love you/If you love me, I’m sorry for not finding you sooner/I was looking for you all my life”). Anche la passione che ha caratterizzato per anni Brian King e David Prowse sembra essere svanita, lasciando spazio a un prodotto inefficace e costruito solo sulle proprie capacità tecniche.

Brani come North East South West, nel quale il ritmo viene scandito dalla sterile batteria di Prowse, o come Arc of Bar, dall’innovativo utilizzo dei synth, sono la prova che la rivoluzione stilistica dettata dal tempo non ha giovato ai Japandroids, che tra alti e bassi si muovono verso quel traguardo ancora troppo lontano.