Voto

7

Nel panorama dell’attuale rap italiano, Izi è una delle penne più complesse: il repertorio della prima parte della sua carriera conta hit da milioni di visualizzazioni su Youtube e pezzi con rime più cerebrali; in generale, si tratta di un imponente flusso di parole lasciato libero di scorrere impetuoso. In Aletheia, suo terzo album ufficiale, il rapper di Cogoleto incanala la sua tumultuosa tecnica oratoria in un percorso coerente, trovando la giusta proporzione tra musicalità e scorrevolezza.

Libero dalla ricerca ossessiva di un ritornello-tormentone, Aletheia svela in ogni traccia un ambiente diverso, parte di una storia più grande: Izi rappa in inglese, cita De André, si libra su melodie cloud, gioca con l’eterno conflitto che alberga in lui (Grande). Anche nei featuring (tre in tutto) è lui a tenere ben saldo lo spartito tra le mani, e la scelta degli ospiti (Speranza, Sfera e gli omaggi alla scena francese convocando Heezy Lee e Josh, già produttore di Habitué) rispecchia la grande profondità dell’album: Aletheia dimostra che crescere gradualmente è la strada più produttiva, il percorso giusto per lasciare il segno.

Matteo Squillace