Voto

7.5

Woody Allen ha da poco compiuto 80 anni, e ci offre da bere un intrigante Joaquin Phoenix (benché appesantito da un’importante pancetta alcolica) nei panni di un bello e dannato professore universitario di filosofia, preparato sulla teoria ma incapace di applicare nella pratica ciò che sa. Ormai preda di un’apatia totalizzante, troverà un senso nella vita nella ricerca estetizzante del crimine perfetto, richiamando alla memoria Match Point e Crimini e misfatti.

Il vecchio cineasta si immerge nel mondo delle giovanili facoltà umanistiche americane, forse un po’ lontane dalle nostre, ma abbastanza somiglianti da permetterci di cogliere il salace gioco di paradossi e prese in giro su cui Irrational Man si basa. Se la prima parte ha un ritmo un po’ letargico e mostra il solito contorto esistenzialismo alla Allen – che comunque funziona –, la chiave di volta arriva per caso e trasforma il film in un thriller hitchcockiano tanto efficace quanto atipico, memore de Il delitto perfetto e di Nodo alla gola.

Se la ripetitività di alcune situazioni è un problema del film, la magnetica coppia protagonista (Phoenix è affiancato da una innocente Emma Stone) e il finale sono in grado di far dimenticare ogni pecca.

Benedetta Pini