Voto

6.5

Massimo Alberti (Edoardo Leo) è un cinico albergatore che non vuole pagare le tasse sulla propria attività. Il suo piano è tanto semplice quanto assurdo: decide di fondare una nuova religione e di trasformare il proprio hotel in un luogo di culto. È questo il soggetto di Io c’è, il nuovo film di Alessandro Aronadio che ironizza con piglio polemico su due argomenti delicati da trattare oggi: la tassazione statale e la religione, in particolare quella cattolica.

Le prime scene sono emblematiche della genialità del regista: l’arrivo delle suore, nemiche giurate del protagonista, a bordo di un furgoncino nero dal quale scendono in slow motion, mentre la macchina da presa si sofferma sull’insegna al neon “sisters”, che si illumina sopra la porta della chiesa non appena le sorelle la varcano. Una scena surreale e ben riuscita, che imprime il mood dell’intero film, tutto giocato sulla giusta dose di sketch e battute divertenti.

Tuttavia, l’entusiasmo con cui inizia il film va perdendosi ben presto: come se a un certo punto la pellicola avesse esaurito le idee vincenti, le scene si fanno piatte e proseguono verso un finale spento e poco credibile. A rimetterci è anche la carica irriverente delle prime sequenze, grazie alla quale il film riusciva a mostrare criticamente pregi e difetti della religione e della fede.

Giulia Crippa

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