Dal piccolo Luca fino al saggio e maturo Gianni, Io abito io guida lo spettatore attraverso un viaggio filosofico di riflessione sulla vita e i suoi percorsi potenzialmente infiniti. Luca è un neonato, gattona e sorride ai genitori aspettando di crescere, mentre la giovane Cheris è un’adolescente scanzonata e creativa, che trascorre la giornata tra lavoro e divertimenti, con tutti i dubbi e le riflessioni della difficile età che sta attraversando. Max, dopo aver passato qualche tempo in carcere, cerca di riprendere in mano le redini di una vita sconclusionata ma di cui non si pente: un giorno, forse, sarà saggio e amerà il mondo come Gianni, che non medita, dice, ma ama la natura e abbandonarsi alla sua energia.

Il tema portante del film è il concetto di tempo: cronologico, vorticoso e intrecciato, ammanta ogni attimo dell’esistenza con una patina di sensazioni che attraversano ogni spetto emotivo, dalla malinconia all’euforia. Dopo aver pagato le conseguenze dei suoi errori, Max vuole che il suo tempo torni a valere. Cheris neanche ci pensa allo scorrere dei giorni, è giovane e piena di vita, ma niente è davvero così semplice. Luca, appena arrivato in un mondo ancora tutto da scoprire, passa la giornata come se il tempo non esistesse, a differenza dei suoi genitori, che il tempo se lo sentono addosso eccome. Gianni incarna un approccio filosofico alla vita, ed è a lui che sono riservati i dialoghi più densi: riflette sull’esistenza e sulla morte, sul ciclo del tempo, sull’impatto della natura su noi piccoli esseri umani. Ma non si tratta del classico santone new age che millanta di aver colto il segreto dell’esistenza: Gianni rimane sempre ancorato con i piedi per terra, e sa che nella vita bisogna temere tutto come non bisogna temere niente.

Il ritmo lento e la fotografia evocativa, specie negli esterni, donano al film un sapore sperimentale personalissimo, più vicino al videoclip che a un lungometraggio più classico. La scelta di adottare una struttura narrativa a episodi riflette la centralità del tema del tempo e della sua contemplazione: l’alternanza di momenti in cui i dialoghi invadono la scena oppure tacciono, lasciando che le immagini possano esprimersi in tutta la loro potenza, rende l’andamento narrativo fluido e scorrevole, fino a momenti di vero e proprio lirismo.

Io abito io è un film concettuale e stimolante, da seguire con attenzione per coglierne appieno la complessità espressiva.

Federico Squillacioti