Aver pubblicato su Instagram un frame di Non essere cattivo si è rivelata una scelta ben più importante di quanto potessimo immaginare. Manuel Rulli, il giovanissimo attore interprete del personaggio del Corto, ci ha contattati rendendosi disponibile per un’intervista. Un’occasione d’oro per poter parlare con un ragazzo interessante, umile ed educato, nonché parte di uno dei migliori film degli ultimi anni.mi

Parlaci un po’ di te, soprattutto di come tu abbia deciso di fare della recitazione il tuo mestiere.
Innanzitutto ciao Benedetta e Federica. Mi presento, mi chiamo Manuel Rulli e ho appena compiuto 21 anni. Sono nato a Ostia, il luogo in cui il Maestro Claudio Caligari, catturato dal suo fascino, ha girato la sua prima pellicola Amore Tossico, che è Storia, e la sua terza Non essere cattivo, in cui ho recitato.
Il mestiere dell’attore non è stato scelto da me, ma dal DestinoRicordo ancora quando mi chiamò un mio amico per dirmi: “Vieni al bar! Cercano comparse per un film”. Io mi alzai, mi vestii in fretta e andai. Arrivato nel punto d’incontro aspettai due orette, finché a un tratto vidi un signore con un cappello nero (Claudio Caligari) e il suo braccio destro, compagno di mille battaglie, Emanuel Bevilacqua. Io allora non li conoscevo, mentre oggi potrei parlare di loro per giorni e giorni. Comunque, Claudio mi fece una foto di profilo e una a tre quarti, Emanuel mi chiese il numero di telefono e l’età: quel giorno finì così. Dopo un po’ di tempo Emanuel e Claudio mi richiamarono per dirmi che avevo un provino alla Planet Film davanti alle telecamere.

non essere cattivo

I miei genitori non ci credevano e io ero entusiasta anche solo al pensiero di dover fare una comparsa. Andai così alla Planet con un’ansia addosso. Lì incontrai il resto della Banda, interpretato da Danilo Cappanelli (Lungo), Valentino Campitelli (Grasso) e Alessandro Bernardini (Brutto), e arrivarono anche i due attori protagonisti, Alessandro Borghi (Vittorio) e Luca Marinelli (Cesare). Il provino fu inizialmente gestito dal “grande” Davide Zurolo, poi, con qualche minuto di ritardo, arrivò anche Valerio Mastandrea insieme al Maestro. Durante il casting a noi della Banda hanno fatto provare la rapina, una sequenza a cui Claudio teneva molto: nonostante non gli avessi mai voluto chiedere il perché, avevo capito che davvero gli stava a cuore. Appena finito di provare, tornai a casa a Ostia e dopo qualche ora mi chiamò Davide Zurolo per dirmi che ero stato preso nel film per il ruolo del Corto: “Il contratto sta nell’email, facci sapere se accetti”. Ovviamente ho accettato. Nonostante non avessi mai studiato recitazione, la sentivo come una cosa naturale, perché la Borgata la vivo, ci sto tutti i giorni e non potevo rifiutare una cosa che sentivo così mia. E fu così che grazie a Claudio ed Emanuel ho vissuto un’esperienza che mi ha fatto crescere molto, ma, soprattutto, ho preso parte a un capolavoro. Ora, grazie a Roberta Mattei, una delle protagoniste del film (Linda), ho iniziato a frequentare la scuola di recitazione del suo teatro (Associazione Spinaceto Cultura).

Passiamo ora al film Non essere cattivo di Claudio Caligari in cui interpreti il personaggio del Corto. Com’è stato lavorare nel film di uno dei più grandi registi italiani e poi con Valerio Mastandrea che ha terminato il progetto dell’amico e collega scomparso? Raccontaci anche del rapporto con gli altri attori, soprattutto con i protagonisti.
Ho avuto la fortuna di conoscere Claudio prima del provino davanti alle telecamere, quando cercava in giro per Ostia la Banda, e alla fine l’unico che ha preso sono stato io. Prima di iniziare le riprese sul set, ho avuto due mesi per vedermi con Claudio ed Emanuel: li ho conosciuti benissimo, siamo entrati in sintonia e ho iniziato ad avere una certa confidenza con entrambi. A Claudio stavo molto simpatico e alcune volte mi faceva qualche battuta per la frangetta bionda che portavo. L’importanza di Claudio come persona e come regista l’ho capita giorno dopo giorno sul set: il suo cinema aveva un “qualcosa”, bastava vederlo una sola volta per ricordarselo per sempre, indelebile. I suoi film rimarranno nella Storia.

non essere cattivo

Parlando di Valerio, ho avuto occasione di conoscere benissimo anche lui sul set: è una persona alla mano, che ti aiuta nel momento del bisogno e che, soprattutto per me che sono romanista, è sempre stato un punto di riferimento, è un simbolo primario della Romanità. Infatti quando mi dicevano che avrebbe preso parte al film anche lui non ci credevo; poi ho realizzato che era tutto Vero, non era un Sogno. Lui non è mancato mai, c’era sempre e dava un grande aiuto a tutti insieme a Emanuel e al Maestro. Dopo la scomparsa di Claudio è stato Valerio a finire il montaggio, anche se il 90% era già pronto.
Parlando di Alessandro Borghi e Luca Marinelli, che dire, ho socializzato subito con loro. Sono dei mostri sacri del Cinema italiano, due persone umilissime nel vero senso della parola. Io gliel’ho sempre detto durante le riprese: “Qualsiasi cosa fate, faccio il tifo per tutti e due”. Siamo rimasti in ottimi rapporti: li sento qualche volta, anche se sono sempre molto impegnati. Penso di avere avuto una fortuna immensa ad aver lavorato con due attori del loro calibro: potrebbero diventare due colonne portanti nel Cinema di oggi, che ha davvero bisogno di loro.

Benedetta Pini e Federica Romanò