Giulia De Paoli, 28 anni, vive e lavora a Londra. Manager di Ombra, studio creativo specializzato nella realizzazione di visual e scenografia per eventi e concerti, ha lavorato a stretto contatto con artisti del calibro di Netsky, Liam Payne e Dj Snake, mentre in Italia ha fatto parte del team che ha curato la direzione creativa degli ultimi tour di Fedez e Gemitaiz. Londra è l’ultima tappa (per ora) di un viaggio che l’ha portata via dall’Italia per arrivare prima in Australia e negli Stati Uniti poi, dove ha completato gli studi e lavorato per nove anni alla Adidas Skateboarding, con una parentesi nel team creativo del marchio Yeezy di Kanye West. Un bagaglio di esperienze che sfocia in un progetto musicale tutto suo: Kiss Kanoo. Oggi esce il suo primo singolo, I Already Know. L’abbiamo intervistata per farci raccontare tutto della scena pop attuale, del suo nuovo progetto e dell’emozione dell’esordio.

Cosa ti ha avvicinata al mondo della musica, tanto da spingerti a esordire con un progetto tuo?
Ho sempre girato attorno a questo mondo, ma un po’ per le esperienze lavorative totalizzanti, un po’ per la mancanza di tempo, non mi sono mai decisa a espormi. Il lockdown a Londra dura ormai da mesi, così mi sono creata un piccolo studio in casa per concentrarmi sul progetto Kiss Kanoo e ultimare il mio primo singolo, I Already Know. Ha avuto una gestazione piuttosto lunga: ho creato la melodia due anni fa in Puglia, mentre i testi a Londra durante il lockdown; poi ho registrato il pezzo in casa e mandato la canzone a Yuri Stano per la produzione; infine del missaggio si è occupato Jaime Estalella, che è tra i sound engineer che hanno lavorato all’ultimo progetto Ed Sheeran, No. 6 Collaborations Project.

Come ti collochi da un punto di vista musicale? E quali sono le tue influenze?
Il mio rapporto con la musica ha avuto un percorso un po’ insolito. Ho iniziato suonando punk come batterista a Treviso, durante le superiori, prima di volare in Australia e poi in America. Dal punk sono passata all’elettronica e alla fine – non chiedermi perché – ho avuto un rifiuto totale per l’underground e ho venduto la mia anima al pop. Ora sto cercando di ritrovare un po’ di equilibrio, ma ascoltando la mia musica sicuramente puoi ritrovare vari richiami al mio intero percorso. Per quanto riguarda i miei modelli, ti dico che sogno di ritrovarmi in una stanza con Flume, Selena Gomez e Justin Timberlake per creare un sound che abbia al suo interno un pezzetto di ognuno di loro. Una sorta di elettronica con vibrazioni pop.

Per i prossimi singoli in uscita, in che direzione stai lavorando?
Questa prima uscita volevo avesse un mood booster, qualcosa che in due minuti ti tira su il morale. Il mio obiettivo come artista è quello di crescere nella scrittura dei testi: ho un passato traumatico e difficile che vorrei riversare nelle mie canzoni, sento che potrebbe arrivare a molte persone là fuori. Ma in questo momento non ho ancora il vocabolario per farlo. E penso che potrebbe essere più d’impatto una volta che mi sarà creata una fanbase solida, con cui entrare in empatia. Vorrei che chi mi ascolta mi scoprisse a poco a poco, entrando emotivamente in sintonia con me. Ho ventotto anni, che nel pop di oggi mi fa sentire una nonna, ma mi piacerebbe invertire la tendenza, andare oltre le vendite e puntare sull’espressione di sé, legittimando la figura dell’introverso. Credo che tante personalità meno appariscenti e più riservate non si sentano rappresentate dalla musica pop, e credo di poter dare loro un’alternativa.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo futuro prossimo?
I Already Know fa parte di un progetto che comprende altre tre tracce, e vorrei farle uscire nel corso dell’estate. Sarà un percorso in salita, e anche rischioso, perché mi sto giocando tutta la credibilità che ho costruito in questi anni lavorando nell’ambiente musicale, seppur dietro le quinte. Però devo dire che sto ricevendo così tanto supporto da sentirmi spiazzata. Per osa posso dire di sentirmi soddisfata.

Matteo Squillace