Un padre psicanalista (Claudio Bisio) si trova ad affrontare la crescita delle sue tre figlie, cercando maldestramente di stare loro accanto tra sbalzi d’umore e strazi sentimentali. Tutta colpa di Freud è la nuova serie Amazon diretta da Rolando Ravello nata come spin-off dell’omonimo film di Paolo Genovese del 2016. Al centro, dunque, ci sono le dinamiche familiari e sentimentali di una famiglia come tante altre, con l’intento di parlare a ciascuno di noi, di porci davanti a uno specchio in cui guardarci dentro in tutto e per tutto, anche in quegli aspetti che tediamo a nascondere sotto il tappeto dei nostri pensieri. Tra le protagoniste del progetto c’è Demetra Bellina, nei panni della sorella minore Emma. Classe 1995, Demetra sa bene dove vuole andare e cosa vuole: esplorare gli aspetti, i colori e le evoluzioni della sua generazione attraverso il cinema e restituirli con una voce chiara e sincera.

Il 26 febbraio è uscito su Amazon Tutta colpa di Freud. In che modo hai lavorato per costruire il tuo personaggio? Quanto c’è di te stessa?
Il mio personaggio mi assomiglia molto. Siamo entrambe sorelle minori e ragazze determinate. Emma è forte e fragile. Sembra egocentrica, ma è solo un’apparenza: se qualcuno che ama ha un problema, corre in prima linea a dare il suo aiuto. I suoi fratelli Marta, Sara e Francesco, infatti, lo sanno, e si confidano sempre con lei nonostante sia la più piccola. Mi è piaciuto mettere in scena questi lati ambivalenti e opposti di Emma, che sono tanti e vari. Sono questi poli agli antipodi a renderla tridimensionale e non un mero stereotipo: dentro di lei c’è dedizione al lavoro, entusiasmo, fragilità in campo sentimentale e paura di guardare troppo dentro di sé.

La serie affronta il rapporto tra padri e figlie, i legami familiari che cambiano quando si cresce, le esperienze di vita che ci cambiano come persone, il “mito” del genitore che diventa umano. Insomma, al centro della narrazione è posta la famiglia, con tutte le sue dinamiche relazionali più o meno convenzionali. Dal tuo punti di vista, come si può rendere credibile sullo schermo tutto questo?
La serie rappresenta queste dinamiche mostrandole semplicemente per quello che sono, fatte di conflitti, incomprensioni, difficoltà di comunicazione. Al centro ci sono l’importanza e il bisogno di incontrarsi e comprendersi, perdonarsi e accettarsi per come si è. Credo che una famiglia abbia il compito di fare proprio questo.

Le relazioni umane non sono fisse ma in continua evoluzione, mostrarle in questi termini in una serie tv per un ampio pubblico è importante. Cosa pensi a riguardo?
Ogni tipo di relazione umana è composta da almeno due individui che sono in costante cambiamento, che ogni giorno pensano e provano cose diverse, ed è questa diversità che rende il rapporto irriducibilmente unico. Per costruire i rapporti, dunque, è necessario approfondirli. Oggi, invece, mi sembra che sia sempre più difficile arrivare in profondità nelle relazioni umane, non tanto per superficialità, quanto piuttosto perché è sempre più diffusa una sorta di paura dell’altro che inibisce l’apertura e l’approfondimento.

La serialità sta cambiando molto negli ultimi anni. Quali sono, secondo te, i temi che meritano un’attenzione maggiore all’interno di queste produzioni e che al momento sono ancora trattati solo marginalmente?
Un tema di cui è sempre più urgente parlare è la mia generazione. So che sembra autoreferenziale, ma sento che di storie sincere e credibili sulla mia generazione non ce ne siano molte, e le poche che ci sono non aderiscono alla realtà, o aderiscono a una sola di realtà. I rapporti umani e le differenze generazionali sono cruciali e devono essere rappresentati, ma in modo sfaccettato e senza stereotipi.

Ai Golden Globe 2021 sono comparse tra le nomination i nomi di Emma Corrin (The Crown), Daisy Edgar-Jones (Normal People) e Anya Taylor Joy (La regina degli scacchi). Pensi che la serialità permetta alle donne e alle loro voci di avere più spazio all’interno dell’industria?
Penso che nella società in generale oggi ci sia più spazio per il lavoro delle donne, ma sempre con fatica, sempre come un’eccezione. La parità totale si raggiungerà quando non farà più notizia una donna che fa un lavoro di qualsiasi tipo solo in quanto donna.

Da giovane attrice, che effetto ti fa sapere che le tue coetanee possano apportare un cambiamento nella narrazione e nella rappresentazione femminile al cinema con le loro interpretazioni?
Ne sono contenta, e sono contenta di farne parte. Pensare di trovarsi in un momento di profondo cambiamento in cui tutto è possibile è difficile e bellissimo allo stesso tempo.

Hai un modello di riferimento, una figura a cui ti ispiri e che, idealmente, vorresti diventare? Se sì, perché?
Sono cresciuta con due miti: Marilyn Monroe e Bob Dylan. Non credo che vorrei diventare come loro, ma mi hanno ispirato profondamente, insieme anche a molte altre figure. Tutto ciò a cui dedichiamo il nostro tempo e le nostre attenzioni ci influenza e ce lo portiamo dentro per sempre.

Quali sono le difficoltà che riscontri nel tuo lavoro oggi, in Italia?
La cosa davvero più difficile non è il lavoro, ma è l’attesa del lavoro.

Il tuo percorso artistico è iniziato quando ti sei trasferita da Udine a Roma. Che impatto ha avuto nella tua vita quella decisione? In che modo la tua famiglia ha reagito alle tue scelte professionali?
Quella scelta ha cambiato completamente e drasticamente la mia vita, ma certe cose le senti da sempre: dove devo andare, cosa devo fare… Non lo so, tuttora non so cosa succederà in futuro, ma so che rifarei tutte le scelte che ho fatto. Non le consiglierei, ma le rifarei.

Nei mesi intensi e sospesi del lockdown abbiamo dovuto inevitabilmente affrontare la nostra interiorità e la nostra vita. Cosa hai scoperto di te, del tuo lavoro e della tua vita nell’anno appena trascorso?
Ho riscoperto la brevità del tempo. Non sappiamo dove stiamo andando o quanto tempo abbiamo. Ho capito che voglio usarlo nel migliore dei modi, senza niente di intentato. Ho riscoperto anche il divertimento, quanto è liberatorio dimenticarsi a volte di essere seri e fallibili?

Anna Chiara Delle Donne