Ve l’avevamo già detto alla sua uscita: Amore italiano è tra gli esordi italiani più convincenti degli ultimi mesi. Ma ascoltarlo in loop per giorni non ci bastava più, eravamo curiosissimi di sapere cosa ci fosse dietro a quel disco così maturo, coraggioso e originale. Così abbiamo incontrato Riccardo Dellacasa, Edoardo Castroni e Davide Povolo per farci raccontare com’è andata, tra ricordi di un’estate, di un amore complicato, di spiagge e della luce del mare a inizio autunno.

Immagino l’abbiate già raccontato milioni di volte: chi siete, cosa fate, perché questo nome?

R: Milioni ancora no, non ancora. Siamo dellacasa maldive: Riccardo, Edoardo, Davide e Dario [non presente al momento ndr] e ci siamo incontrati meno di un anno fa. Il nome arriva da me, che sono Riccardo Dellacasa, e Maldive perché “sei mai stato alle Maldive?” è la frase con cui mi ha salutato un ragazzo di nome Davide che ho conosciuto a Genova una notte di due estati fa: mi ha chiesto una sigaretta e da lì abbiamo parlato per ore, mi ha raccontato dei posti in cui era stato, di quelli che avrebbe voluto vedere nel mondo, del rapporto con la sua ragazza e mi ha salutato chiedendomi, appunto, “sei mai stato alle Maldive?”. Maldive mi piaceva come nome.

Quella sera hai trovato il nome, ma l’idea di questo progetto l’avevi già in mente?

R: Io avevo già l’idea dei brani, il primo a cui li ho fatti ascoltare è stato Edoardo, che ho conosciuto attraverso un annuncio su Villaggio Musicale per la serie “Cantante cerca band per brani inediti”. Parlando abbiamo scoperto di avere moltissime influenze in comune e ci siamo conosciuti attraverso un intenso scambio di email. Una corrispondenza durata circa 6 mesi, finché è arrivato il grande giorno in cui ci siamo incontrati.

E: Siamo stati a Roma una settimana, abbiamo iniziato a registrare i primi pezzi e dopo un annetto divisi tra Roma e Milano quest’estate abbiamo concluso il disco.

Queste influenze quali erano? Le avete unite trovando un punto di incontro o c’è una totale comunanza a livello di ascolti?

R: Nella descrizione di “Cantante cerca band” avevo citato Arel Pink, LCD Soundsystem e Kraftwerk, che fanno parte del mio background e coincide con quello di Edoardo. Siamo della stessa generazione e abbiamo i genitori che hanno più o meno le stesse età, quindi gli ascolti sono simili. E poi ci piace ballare la comunanza potrebbe essere quella

D: Io e Riccardo suonavamo in due band diverse ma facevamo i tour insieme, quindi se ai tempi ci facevano lavorare insieme era perché avevamo un modo simile di vivere la musica. Anche con Edoardo ci siamo trovati subito d’accordo, quindi credo che gli ascolti siano sempre stati gli stessi, ovviamente poi ognuno porta qualche dettaglio che arriva dal proprio bagaglio culturale.

Hai citato musicisti internazionali, il disco però si chiama Amore Italiano.

R: Vero. La musica che ascoltiamo non arriva dall’Italia, o comunque lo era fino a poco tempo fa, abbiamo sempre ascoltato musica anglofona per lo più; inoltre io ho suonato per otto anni in una band in cui cantavamo in inglese, così come Edoardo e Davide. Quando ci siamo trovati abbiamo deciso di fare altro: suonare insieme delle canzoni in italiano che parlano d’amore. Ed ecco il titolo Amore Italiano, non poteva essere più sincero di così.

D: È stato il nostro primo approccio alla musica italiana.

Silvia Violante Rouge

In questo disco, il cui le sonorità sono piuttosto internazionali, c’è comunque il cantato in italiano, quindi l’intenzione è quella di proporvi all’interno di un mercato musicale italiano. Avendo un’idea molto chiara di cos’è il mercato italiano in questo momento, dove vi posizionate?

R: Da soli!

E: Siamo spocchiosi ahah

R: Quando scrivo i testi non faccio riferimento a persone o situazioni reali, già esistite o che esistono adesso, non avrebbe senso per me. Ci poniamo nell’industria della musica italiana contemporanea in una maniera sincera, estremamente nostra.

E: Unendo i nostri ascolti, gli strumenti che avevamo per suonare e per registrare abbiamo dato vita a questo album. Tutto qui, senza pensare “non voglio fare Calcutta o Gazzelle o altro”, senza cercare la differenza rispetto a qualcun altro. Abbiamo solo messo in gioco quello che era in nostro possesso.

Ve lo chiedo perché effettivamente in questo momento, quando si fa musica in italiano, si rischia di targhettizzare un progetto, facendolo diventare un prodotto più che un’espressione artistica. Mentre quando si ha un impatto sonoro esterofilo ed eclettico come il vostro, si può puntare a un pubblico più skillato, che sappia cogliere il tipo di sound che proponete.

R: Mi fa molto piacere quello che dici, perché sotto c’era sotteso anche un complimento, del tipo “ah voi siete persone skillate”. Lo apprezziamo!

L’ho pensato quando è uscito il disco. Ho letto Amore Italiano, poi ho ascoltato la sonorità, ho notato la copertina da porno anni ’80 e ho unito le cose.

R: Allora l’intenzione è arrivata, bene! Alla fine l’album è anche un po’ un ossimoro, se si guarda la copertina e si ascoltano i brani non si tratta all’amore italiano di adesso.

Per quanto riguarda i videoclip, quanto siete intervenuti voi sul lavoro creativo di Giostra e quanto vi siete affidati a chi l’ha fatto?

D: Giostra è nato in quattro ore. Abbiamo deciso di affidarlo a un ragazzo che si chiama Walter Molfese e si occupa di video di session musicali. Lui è un ragazzo molto preciso, fin troppo, e ho deciso di montarlo io per farlo un po’ più “marcio”. I precedenti video che abbiamo fatto erano molto patinati e curati, solo che con la nuova uscita era giusto distaccarsi un po’ da quell’estetica, per diversificarci e avere un’identità ben delineata. Poi è bello essere un po’ più Lo-Fi.

E adesso? Prossimi impegni?

R: Non vi diciamo nulla! Per ora solo che il 30 marzo suoneremo al Circolo Ohibò per presentare Amore Italiano. Poi si vedrà. Intanto ci vediamo lì!

Anna Bertoli e Carlotta Magistris