Quando nel 2013 sono entrati in studio per registrare il loro primo (e a tutt’oggi ultimo) LP, gli Alfred Yeah erano animati dall’insana intenzione di realizzare il disco più brutto della storia. Purtroppo o per fortuna hanno fallito miseramente nel loro intento. Infatti il risultato delle loro megalomani macchinazioni, chiamato a sua volta Alfred Yeah, è diventato un piccolo classico nella sezione “altro” del panorama musicale del Nuovo Millennio. Dai tempi dell’album eponimo hanno messo in circolazione due EP intitolati rispettivamente Niente cinesi in Veneto e B.E.S.T.I.A. In questi lavori hanno approfondito la loro ostica poetica, ignara di ogni convenzione, che pullula di citazioni pervertite, sensualità andata a male e personaggi ricorrenti ma inafferrabili (se doveste rintracciare La Sabrona, La Bellissimo, Jeni delle Savaces o La Tiçia Espigolosa informateci tempestivamente).

A scanso di equivoci, i confini del rock demenziale sono troppo stretti per loro, e infatti ogni tanto se ne escono con degli scampoli di musica sperimentale serissima che confondono ulteriormente le acque in mezzo a brani svitati come Satana mi ha girato i capezzoli o Wake Me Up With A Strap-On Dildo (una delle tante cover da querela che impreziosiscono la discografia degli Alfred). Date queste premesse, si sarà intuito che alla band in questione non interessa affatto venire incontro al proprio pubblico, neanche in senso fisico: non si sono mai esibiti, e a tutt’oggi non si erano neanche mai lasciati intervistare. Hanno fatto un’eccezione per noi, e quindi eccoli al gran completo, provvisti di mirabili pseudonimi: Anderes Holz, La Piccola Louisa, Lady Gommini e infine Bertha Smith, musa e mascotte del gruppo.

Il brano a cui avete dato il vostro nome, Alfred Yeah (Oh Friends), è una combinazione di loop ipnotici, effetti sonori goticizzanti e frammenti di registrazioni più o meno oscene. Quali sono gli elementi che non potete omettere quando vi preparate a comporre un nuovo pezzo?
La Piccola Louisa: Non omettiamo mai il desiderio di oppressione delle Gnome, né il Cristo Morto. Una tecnica che usiamo molto di frequente è fare le dita schiacciate “con le chele”, ha presente? Un po’ come la gente di Verlino [N.d.R.: Verona + Berlino].
Anderes Holz: A volte componiamo sotto l’effetto della Perestrojka [N.d.R.: vodka e succo di pera], o invasati dallo spirito di Anna Grassi [N.d.R: da non confondere con la cantautrice Anna Calvi], soprattutto quando fa “gne-gne” con la sua chitarrina. Non manca poi quasi mai una ciliegia new wave.
Lady Gommini: E la Russia.

Capisco. La lista dei nomi delle tracce del vostro album è così curiosa di per se stessa da sembrare un’opera letteraria a metà tra surrealismo e poesia urbana. Volete raccontarci la genesi dei titoli più bizzarri, come La gang dei colori pastello o El Spechio’s Gone Away?
Anderes Holz: Al ritorno da una serata danzante quasi abominevole (come del resto lo son tutte) abbiamo potuto assistere a un alterco ucraino-ispanico in cui siamo riusciti a discernere questa idilliaca malizia: “Ma tu ti guardi el spechio la matina?”. Una seconda nascita per me.
La Piccola Louisa: Sempre in quel periodo, in terre albioniche, siamo stati ammaliati da un fiero squadrone di facoltosi nordici di mezz’età incamiciati in tonalità preraffaellite. Da qui La Gang dei Colori Pastello e il mitico refrain yuppie “Manche mögen Anna naß, manche mögen sie trocken. Manche mögen Ananas, manche mögen sie trocken”.
Lady Gommini: Pochi mesi dopo il primo album siamo stati scioccati e percossi dall’incontro virtuale con la divina Bellissimo; tuttora direi che le nostre menti sono soggiogate dalla sua magnificenza. Quando Jeni delle Savaces ha sentito la demo di La Bellissimo ci ha supplicati di farle incidere la parte vocale, ha salutato Roby e la Tiçia Espigolosa ed è salita sul primo aereo. Quando poi le abbiamo spedito la versione finale di Locust, Pennsylvania, la travagliata storia d’amore tra la Bellissimo e la Sabrona, è scoppiata in un pianto inconsolabile….

Soffermiamoci un attimo su Locust, Pennsylvania, che è uno dei brani più intensi del vostro EP del 2015 Niente cinesi in Veneto. In questo pezzo sviluppate ulteriormente alcune mitologie legate a personaggi come, appunto, la Bellissimo e la Sabrona. Non vi preoccupa che il pubblico possa rimanere spaesato da questi riferimenti che risultano criptici per chiunque non faccia parte del vostro entourage?
Lady Gommini: C’è stato un tempo in cui le nostre esistenze non ruotavano ancora attorno alla Sabrona e alla Bellissimo, ma non lo ricordo, né è mia intenzione ripensare a quei giorni mesti e insipidi.
La Piccola Louisa: Possiamo solo mettere a disposizione la nostra inutile arte per diffondere la luce di queste muse basso-padane, il cui nome non oso nemmeno proferire…
Anderes Holz: Dolce Sabrona, Venere delle acque e del gras pistà…

Come si concilia l’indole goliardica di brani come Satana mi ha girato i capezzoli con la serietà apparentemente indubitabile di pezzi come La gang dei colori pastello e Giacino in Canada?
Bertha Smith: Facciamo quel cazzo che vogliamo.

Mi pare giusto. A proposito di Giacino in Canada: mi ha fatto pensare a una rivisitazione del tema de La classe operaia va in paradiso di Morricone. Il riferimento è voluto o casuale?
La Piccola Louisa: Crediamo che La classe operaia va in paradiso sia una premonizione di Giacino in Canada, in realtà.

Per quanto riguarda invece le pseudo-cover burlesche di Girls Just Want To Have Fun di Cyndi Lauper e di Another Love di Tom Odell, definireste il trattamento che avete riservato ai pezzi originali più come un omaggio o come una profanazione volontaria?
Anderes Holz: Cyndi vive nel mio duodeno, la nutro tutti i giorni. La nutro di odio. Non posso non piegarmi al suo volere. Tengo la bocca aperta con uno stecchino e lei canta: “Vorrei un Papa che vola / ho mangiato i miei polsi / questa mattina…” e così via.
Bertha Smith: E poi io l’ho ricantata per il disco, ben le sta: mi piacciono le ghiande.
Lady Gommini: Nel caso di Tom Odell è diverso. Lo vogliamo morto, o almeno agonizzante.

Restando nell’ambito delle cover, nel 2016 avete realizzato B.E.S.T.I.A., un altro EP stavolta tutto dedicato alla rivisitazione di brani di Maria Sole. Come è avvenuto il vostro incontro con questa cantautrice così eccentrica?
Anderes Holz: Per qualche congiunzione astrale, Lady Gommini si è imbattuta in Pelo Potere nelle remote zone dell’Internet nel tardo 2009. Abbiamo bruciato la nostra pretenziosa collezione di dischi cosiddetti “alternativi” e da allora acquistiamo solo copie su copie di Il Mistero. Tutto il resto è superfluo, direi.
Lady Gommini: E al posto dei libri, ora c’è solo l’articolo di giornale del 1996 in cui Maria Sole prometteva un quadro di Guttuso a chiunque l’avesse aiutata a ritrovare una lucciola che batteva in Stazione Centrale nel ’75 e che partorì sotto mentite spoglie, fingendosi la Sole.
La Piccola Louisa: Con la certificazione di “cinquanta ginecologi”!

Voi esistete davvero come band? Qualcuno vi vedrà mai in una esibizione dal vivo?
La Piccola Louisa: La nostra idea di live è in contraddizione con la vita moderna, dato che solitamente necessitiamo di dodici elefanti e una tinozza di acqua del Danubio per esibirci a dovere.

Vi amo proprio per il vostro minimalismo.

Andrea Lohengrin Meroni