All’ombra del Colosseo si aggira una piccola legione di cinque soldati. I Mòn, giovanissima band romana, sono pronti a prendersi la scena dell’indietronica del nostro Bel Paese. Con il loro disco d’esordio Zama si sono lanciati a spada tratta in un mondo di influenze squisitamente british e di tempi dilatati delle grandi lande islandesi. Hanno parlato con noi di elefanti, di sogni e del nuovo che verrà.

Come nasce il progetto Mòn?
Ci siamo conosciuti in modi e momenti diversi. Alla fine ci siamo trovati a suonare insieme in un progetto che, nonostante sia durato poco, ci ha fatto capire che avremmo dovuto continuare a lavorare insieme. Così abbiamo iniziato a vederci per creare qualcosa di nostro senza i vincoli che avevamo precedentemente: ognuno sarebbe stato libero di esprimersi e proporre idee, a patto che fossero apprezzate da tutti.

La scelta di far coesistere nel vostro sound una doppia vocalità, sia femminile che maschile, è molto particolare per il genere che suonate. Com’è nata questa idea?
Da quando abbiamo iniziato a completare i primi pezzi, sentivamo il bisogno di allargare il nostro spettro identitario per liberarci dalla costrizione di un’unica voce come protagonista, rispettando la coralità dei testi. L’idea di utilizzare una voce femminile è sempre stata nell’aria, anche per le varie influenze che avevamo, come Efterklang o The xx.

È evidente lo stampo europeo del vostro sound, molto Foals, ma che non disdegna tempi dilatati à la Sigur Ròs. Secondo voi l’Italia è pronta per questo genere?
Probabilmente sì, ovviamente non il grande pubblico, ma una buona nicchia di affezionati al genere.

Il vostro disco d’esordio prende il titolo della battaglia più famosa delle Guerre Puniche, Zama. Cosa c’è dietro a questa scelta?
Il riferimento a Zama vuole richiamare l’immagine di un tempo lontano e imperscrutabile in cui animali come gli elefanti apparivano simili a bestie mitiche e spaventose. Ma vuole anche richiamare il fatto che la creazione del disco è stata in tutti i sensi una battaglia, sia tra di noi sia contro qualcosa che non conoscevamo e che ci faceva paura. Per il nome ci siamo lasciati ispirare da quello della piazza nei pressi della quale si trova la nostra sala prove, dove è nato il disco.

Il video del vostro primo singolo, Lungs, realizzato da Marco Brancato, ha un’estetica ricercata che si sposa armoniosamente con la musicalità del pezzo. C’è il vostro zampino anche dietro alla parte visuale?
Uscire con un video in animazione era da sempre un nostro sogno, una cosa che abbiamo sempre immaginato al limite dell’irrealizzabile. Poi abbiamo incontrato Marco per caso, ed è stato amore a prima vista. Dopo aver visto i suoi disegni abbiamo deciso all’unanimità di affidargli le grafiche di tutto il disco, un’illustrazione per ogni brano. Volevamo che il disco fosse interpretato dal suo occhio. Così il sogno di fare un video animato, che mantenesse una coerenza con le grafiche del disco, è divenuto realtà grazie alle sue competenze.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
In questo momento stiamo canalizzando tutte le nostre energie nelle ultime date del tour, in un probabile nuovo video per uno dei singoli di Zama e nella realizzazione del nostro prossimo disco.

Federico Bacci