È comparsa sulla scena qualche mese fa, conquistando il pubblico con i primi due singoli Benessere e Vivo di Vividi Dubbi. Classe 1993, nata ad Alessandria ma di base a Milano, ELASI ha voglia di far sentire la sua voce e il suo amore per la musica, iniziato anni fa in conservatorio e poi evolutosi in diverse direzioni: il fascino per le culture lontane, la musica che fa ballare e i suoni elettronici si uniscono a sonorità soul e pop, e il risultato non è niente male. Proprio ieri è finito il suo mini tour, che ha toccato Milano, Torino e Roma: abbiamo fatto due chiacchiere con Elisa, il volto dietro a ELASI, per saperne di più sul progetto.

Appena ho ascoltato l’intro di Benessere, mi sono detto: questa ragazza ha carattere. Come descriveresti Elisa in tre aggettivi?
È più difficile di quanto pensassi. Direi indecisa, solare e riflessiva. Indecisa perché vorrei davvero fare tante cose, ma spesso non mi decido a farle o ci impiego un sacco di tempo. Sono anche una persona affettuosa, che ama stare in mezzo alle persone, ma allo stesso tempo apprezzo il tempo che trascorro con me stessa e con i miei pensieri.

Ed ELASI? C’è qualcosa di Elisa che nella tua musica non emerge?
In realtà, nelle canzoni dico tutto, traspare davvero quello che sono, anche non raccontare tutto ma dirlo tra le righe. Per dirti, mi sono chiamata ELASI solo perché esisteva già Elisa: non voglio costruire un personaggio diverso da me stessa quando suono, sono così con tutti.

Ancora prima di finire le superiori, avevi iniziato a prendere lezioni di chitarra classica in conservatorio, poi sei passata alla sperimentazione: ci racconti meglio il tuo percorso musicale?
Ho iniziato da molto piccola a studiare piano e chitarra classica, ma già suonavo in una band pop-punk e cantavo le mie canzoni. Ero giovanissima quando mi esibivo in piccole situazioni di provincia facendo un po’ di gavetta. È stata una buona palestra: una piccola realtà per una piccola artista è una bella cosa, probabilmente a Milano non avrei avuto questa possibilità. Io però già sognavo di trasferirmi, mi stava un po’ stretto quel contesto, volevo scoprire e suonare altre cose. L’ambiente accademico del conservatorio mi stava chiudendo tante strade. È stato un bene frequentarlo, perché ho sviluppato conoscenze utili, ma allo stesso tempo era molto inquadrato: ti venivano assegnati i brani da studiare e poi riprodurre senza personalità né interpretazione. Mi sembrava di essere un’esecutrice e non un’interprete, io invece volevo scrivere e comporre, e quell’ambiente mi stava tarpando le ali. Ho deciso di abbandonare gli studi musicali al settimo anno (stavo per finire chitarra) e da lì ho iniziato ad aprirmi e avere meno paura del mio strumento, di sperimentare, di cercare suoni nuovi. Ho iniziato anche ad approfondire la musica elettronica, perché con poca spesa mi permetteva di esplorare sonorità diverse e di creare gli arrangiamenti alle mie canzoni: così ho iniziato a lavorare come producer. Soltanto da quando ho lasciato il conservatorio ho iniziato ad amare davvero la musica in tutte le sue forme: il gusto classico mi offuscava la mente riguardo ai generi più sperimentali o semplicemente sottovalutati, ora mi sento molto più aperta a tutto.

Silvia Violante Rouge

Hai firmato con Costello’s e IC4A nemmeno un anno fa, e i due singoli Benessere e Vivo di Vividi Dubbi hanno già collezionato decine di migliaia di ascolti. C’è un disco nel futuro prossimo di ELASI?
Devo dire che non me l’aspettavo per niente. Quando ho registrato i pezzi e li ho mandati a tante etichette per presentarmi Costello’s mi ha risposto con energia e passione: mi sono trovata subito in sintonia con i ragazzi del team, mi stanno seguendo e si sta costruendo un progetto molto stimolante. Chiaramente quest’anno abbiamo preso le misure, e pian piano ci stiamo allineando alla stessa lunghezza d’onda. Non mi aspettavo, nel mio piccolo, un botto di ascolti così: il merito è senz’altro loro, dell’ufficio stampa, dei social media manager, un misto di cose… può essere quello. Sono molto contenta di come stanno andando le cose.

Nella tua biografia si legge che sei un’amante dei viaggi, fisici e onirici. Quanto questa passione per l’esotico e il diverso ha influenzato il tuo scrivere?
È vero, i viaggi sono molto importanti per me. Quando visito un posto nuovo, specialmente se lontano ed esotico, amo esplorarne la cultura musicale locale: entro in tutti i negozi di dischi, osservo i musicisti di strada, mi intrufolo ai concerti. Mi affascinano moltissimo gli strumenti musicali tradizionali, perché dicono davvero tanto di quel popolo: solo persone imbevute di una cultura diversa dalla nostra avrebbero potuto fabbricarli, e questo mi fa girare la testa. Sono sempre alla ricerca di nuovi suoni da campionare per usarli nelle mie produzioni.
Ho avuto la fortuna di vincere un bando per artisti contemporanei under-30 di Compagnia San Paolo, ORA X: mi ha supportato nel progetto di costruire una band a distanza, e di questo sono davvero felicissima. Ho trovato ragazzi che vengono da Bali, Mali, India, Perù, Turchia: tutti suonano strumenti o percussioni appartenenti alle loro culture. A queste sonorità mescolo l’elettronica: il risultato è molto interessante, un po’ mi commuove. Uscirà anche una serie di documentari su ciascuno dei musicisti coinvolti. È un progetto che sento molto mio, perché unisce il mio approccio alla musica e il mio amore per il viaggio e le culture lontane.

Abbiamo già parlato del tuo percorso in conservatorio, ma com’era la tua musica prima di questi due singoli, tra liceo e università? E adesso, con quali artisti ti piacerebbe collaborare?
Sono sempre passata da tanti generi: dal rock al jazz, dal soul al R&B. Ho anche ascoltato tanta musica brasiliana. Con l’elettronica sento di aver trovato il modo per convogliare un po’ tutte le mie influenze, ma è stato un percorso lungo sin dal giorno zero. Pensando ad altri artisti, mi piacerebbe tanto collaborare con Iosonouncane, perché anche lui usa tanti strumenti tradizionali e sperimenta con i suoni, ma anche con Fabri Fibra. Stanno uscendo tante bombe in Italia, ma è difficile dire cosa farei con chi. Amo la italo-disco Pino D’Angiò e altri personaggi storici, Amanda Lear, la Carrà, Ornella Vanoni, ma stimo anche tanti artisti e producer giovani, sarebbe bello lavorare con loro in futuro.

Com’è essere una ragazza nella musica italiana di oggi?
Sinceramente non me ne frega niente della distinzione di genere: ecco perché mi sono chiamata ELASI, perché non voglio essere etichettata come militante. Essere donna non c’entra con la musica, secondo me: non voglio che ci siano diversità fra artisti uomini o donne. L’unica cosa che mi viene da dire è che faccio fatica a trovare cantautrici donne nella mia zona, e questo mi dispiace un po’: vorrei che molte avessero il coraggio di esporsi di più. Però è meglio lasciare fuori le questioni di genere o provenienza dalla musica: conta solo quella, la musica.

Riccardo Colombo