Un chitarrista jazz talmente eclettico e di talento non poteva che stimolare la nostra curiosità. Alessio Menconi inizia la propria carriera di musicista a soli 16 anni, dal 1986 ad adesso di progressi ne ha fatti parecchi. Così, approfittando dei seminari da lui tenuti presso l’Accademia del Suono di Milano nel mese di febbraio, abbiamo potuto conoscerlo più approfonditamente e soddisfare qualche nostra piccola curiosità.

In un’intervista per “Neurospirito” ho avuto il piacere di leggere queste tue parole: “La musica va avanti indipendentemente e deve continuare a crescere a prescindere dai traguardi che raggiungi”. È proprio l’idea di una continua evoluzione musicale ciò che ti ha spinto alla realizzazione di progetti totalmente diversi tra loro, quali Sketches of Miles, nel quale è presente un forte richiamo alla tradizione essendo in onore di Miles Davis, Historias (una miscela di jazz, pop e musica latino americana) e Voodoo Crossing: a tribute to Jimi Hendrix, la compilation a cui hai partecipato?
Guarda, sono un amante di tutta la musica e sono sempre stimolato all’idea di suonare musica diversa e di metterci il mio stile e il mio sound.

Trovo che questa idea di una continua crescita in ambito musicale si addica, oltre che alla tua eclettica carriera, anche alla musica jazz in generale. Hai una preferenza per uno dei suoi sottogeneri (bebop, har bop, cool jazz, free jazz, fusion fino alla sua contaminazione con altri generi)? Quale di questi ha maggiormente influenzato la tua musica e in che modo?
I tuoi progetti, inoltre, miscelano il jazz (e i suoi sottogeneri) con il rock. Da quali caratteristiche tipiche di questi generi musicali dipende la possibilità di una reciproca contaminazione?
Miles Davis ha rotto tutti gli schemi da quando ha registrato Bitches Brew nel quale ha unito il funk di James Brown e il blues di Hendrix al jazz. I Weather Report successivamente hanno contaminato la loro musica anche con rock psichedelico oltre a ritmiche latino-americane. Tutto ciò dà un grande senso di creatività e di libertà espressiva. Quindi, secondo me a legare il jazz e il rock è la voglia di andare oltre gli schemi e le etichette per creare nuovi stili. La voglia di inventare, di unire e di fare qualcosa di diverso. Io, personalmente, affondo le mie radici principalmente nel bebob e nell’hard bop oltre che nel jazz/rock dei Weather Report o degli Steps Ahead. Sono un amante della musica pop di qualità come Stevie Wonder, Burt Bacarach e The Beatles, ma anche del british rock e della musica brasiliana.
6255067437_5eabe5bc81_b-1Ho riscontrato influenze bebop nei tuoi lavori. Come mai, secondo te, lo stile jazzistico che si ispira al bebop viene soprannominato jazz mainstream? Il bebop è stato, in principio, un genere musicale di nicchia e libero, che lascia moltissimo spazio all’improvvisazione (una ribellione alla rigidità delle vecchie big band), forse lo stile che ne è derivato ha accolto quella nominazione perché maggiormente diffuso e, quindi, classificato come “meno colto” rispetto al cool jazz? Quali sono le caratteristiche di questo genere che maggiormente ti hanno incuriosito e influenzato?
Quando da ragazzino ho ascoltato per la prima volta Charlie Parker è stata una rivelazione! Non capivo bene ciò che succedeva, ma sono letteralmente impazzito per il senso ritmico di Bird e per il fatto che da solo fosse in grado di far sentire le armonie. L’ho studiato molto, probabilmente per questo motivo mi è rimasta una grande impronta bop, come d’altronde sono stato influenzato da George Benson e Pat Martino. Riguardo ai termini mainstream e cool jazz, credo che siano semplicemente dei termini per contraddistinguere più chiaramente due stili: le etichette vengono sempre date in seguito alla nascita di una nuova corrente artistica; nessuno avrà mai detto: “Adesso invento la Bossa Nova o il bebop o l’Impressionismo”, solo successivamente sono stati nominati tali.

L’atmosfera rilassante del tuo disco Whit Love to Ella and Joe con Adrienne West riporta immediatamente verso un disco fondamentale per molti chitarristi jazz: The Wes Montgomery Trio di Wes Montgomery; questo collegamento è corretto? Che rapporto c’è tra la tua musica e questo disco?
Il guitar duo con Adrienne è un omaggio al duo di Pass ed Ella Fitzgerald. Wes Montgomery è il chitarrista che ascolto e ho ascoltato di più perché il suo sound e il suo stile non possono mai passare di moda; tutt’oggi resta il più grande chitarrista jazz di tutti i tempi. Quindi, nel mio stile si può sempre sentire un po’ di influenza di Montgomery. Wes ha influenzato tutti!

Per quanto riguarda la tua variegata carriera, so che oltre ad aver vinto notevoli premi (il premio AICS JAZZ al Grand Prix du Jazz nel 1992, il premio Eddie Lange come miglior giovane chitarrista jazz italiano nel 1993, il Premio Jazz  Lighthouse alla carriera nel 2009 e sei stato incluso nella compilation I più grandi chitarristi jazz nel mondo de “La Stampa” nel 2011) hai anche collaborato con musicisti di grande spessore (Billy Cobham, Jimmy Cobb, Danny Gottlieb, Andrè Ceccarelli, Aldo Romano, Carl Anderson, Albert “tootie” Heath, Paolo Conte, Anna Oxa, Gianni Morandi, Tullio De Piscopo, Alexia, Elio e tanti altri), hai suonato in alcuni importantissimi festival jazz e hai partecipato a diversi progetti musicali, per esempio con il Trio Bobo. C’è, tra i tanti, un progetto o un premio in cui ti sei maggiormente identificato e che ti ha maggiormente soddisfatto?
Il premio Eddie Lang mi ha sicuramente gratificato soprattutto perché ero poco più che un ragazzino! Anche suonare con Cobham, visto che era un mio idolo giovanile. Per il resto, mi porto dietro tutte le esperienze, ognuna delle quali ha sempre qualcosa di positivo da infondermi.

Una curiosità personale: ho apprezzato moltissimo l’ultimo album di Kamasi Washington, The Epic. Che cosa ne pensi? E, più in generale, qual è la tua opinione sul jazz contemporaneo? Ah, pensi che andrai al cinema a vedere Miles Ahead?
A volte ci sono cose che mi piacciono del jazz attuale, altre volte, invece, non mi emozionano più di tanto. Spesso ci sento molta matematica e poco cuore, non ci sento la gioia. Però ammetto che ci sono grandissimi musicisti e chitarristi. Miles Ahead? Si vorrei vederlo sono curioso, Davis è il mio idolo assoluto!

Federica Romanò