Un concentrato di cantautorato da un lato e barre dall’altro. Alberto Sanlazzaro, aka Rokas, è nato a Laspezia quando nel mondo i Nirvana stavano festeggiando il successo di Smells Like Teen Spirit, nel 1992, e in Italia gli 883 pubblicavano il loro primo disco. Cresciuto tra il prog, il punk e i prodromi dell’indie rock del padre e la Motown, Kool and the Gang e ore infinite di blues della madre, Alberto crea un tipo musica che oggi si propone come fil rouge tra l’indie e il rap. Lo abbiamo intervistato per scoprire la formula di una canzone 100% Rokas. Un’occasione per sentirlo live? Il 13 novembre al Circolo Ohibò per la rassegna BREAK: una boccata d’aria durante la settimana lavorativa, un invito a fidarvi di noi e scoprire i migliori progetti musicali in circolazione, ancora tutti da conoscere.

Partiamo dall’inizio. Cosa avvicina Alberto alla musica?
Principalmente il contesto familiare: vengo da una famiglia di musicisti. Mio padre era il bassista dei Fall Out – un gruppo punk italiano, mio fratello polistrumentista e mia madre quando era ragazza lavorava in radio. Lei poi mi ha trasmesso tutto il suo gusto e ancora oggi mi da consigli musicali: non solo suggerimenti su cosa ascoltare, ma anche su come ascoltarlo. Da questo punto di vista mi ritengo molto fortunato: in quest’ottica mi sento arricchito non solo nella conoscenza dei generi musicali, ma anche nell’approccio stesso alla musica.

Con la dovuta premessa che la musica non dovrebbe essere inscatolata nei box dei generi, le tue canzoni sono un concentrato di cantautorato da un lato e barre dall’altro. I testi parlano chiaro: racconti di un quotidiano amoroso a volte felice e altre volte un po’ più sfigato. Ti collochi perfettamente a metà tra l’indie e il rap. Ma tu come ti definisci e chi sono i tuoi miti musicali – nostrani e/o internazionali?
Hai ragione tu. Non credo alla divisione dei  generi musicali, lo trovo riduttivo, e io sono un tipo prolisso e perifrastico anche nel prendere un gelato. Io rappo. L’unica ricorrenza nella mia musica è la mia voce, il resto dipende veramente da come mi gira o che canzone mi piace creare in quel momento. Credo che il bello della musica sia proprio questo: che, appunto, sei libero di farla come vuoi. Credo che canonizzarsi sia la morte stessa del processo artistico.

Dalla bio leggo che sei di La Spezia, ma ormai ti sei stabilizzato a Milano. Immagino che vivere in un ambiente così ricco di stimoli – musicalmente parlando – e di opportunità sul piano professionale abbia influito sul tuo percorso. Che cosa ti ha portato, oltre che sul palco del MI AMI, ad avere circa 8000 ascolti mensili?
La cosa che mi fa più piacere sentirmi dire, ed anche la più frequente, è che non c’è persona e personaggio quando si parla di me. Sapere che quello che dico viene percepito come vero e sentito e, diciamo, con un fondo di credibilità credo sia la base stessa di un po’ tutto ciò che sta succedendo. Vivere a Milano ha influito sicuramente: in primis mi ha portato a confrontarmi con realtà e artisti con cui sarebbe stato difficile dialogare se fossi rimasto in una città più piccola. Poi, sai,  in realtà credo che se se una cosa funziona, funziona comunque. Ci sono un sacco di artisti che sono forti e riconosciuti e vengono da città a caso.

Parliamo degli ingredienti della tua musica. Dai riconoscimenti dei brani noto che per la musica ti affidi a diversi producer. Il risultato però, sia all’interno dello stesso EP che tra i diversi EP, è un sound perfettamente omogeneo. Lavori insieme al producer man mano, prima la base e poi lavori sul testo o viceversa? Parlaci della formula per una canzone 100% Rokas.
Ora sto lavorando principalmente con i Granato, un duo di ragazzi molto forti e con cui ho una grande empatia. Facciamo tanta musica insieme e, come in ogni progetto, la pratica « lima gli errori » ci dà molta forza e crea quelle situazioni in cui ci si capisce in poco tempo. A volte chiudiamo pezzi in una mezz’ora, suonando cinque o sei strumenti diversi, mentre scrivo ritornello, strofa, etc. La formula si risolve tutta nel fatto che loro amano la musica e io amo fare musica, e ora come ora ho ancora un sacco di cose da dire. Poi magari un giorno le smetterò di fare musica e mi darò alla pittura.

Ormai l’hai annunciato – e noi non vediamo l’ora. Quando esce il nuovo disco e cosa ci dobbiamo aspettare?
Il nuovo “disco” esce a dicembre… e anche a febbraio. E poi a settembre prossimo. Il nuovo disco sono tanti dischi!

Anna Laura Tiberini