Marco Colagrande, in arte Moci, è un giovane cantautore pop di origini romane. Da Perso e Fugazi, i due singoli pubblicati fino a ora, emerge il suo gusto per la melodia e per un modo di esprimersi concreto e astratto allo stesso tempo. Incuriositi, l’abbiamo incontrato per farci due chiacchiere, ci ha raccontatola storia del suo curioso incontro con Sbaglio Dischi e che tra Calcutta e i Beatles ci sono molti più punti in comune di quanto si pensi.

Provieni da Roma, una città che negli ultimi anni ha partorito parecchi musicisti promettenti. Quanto ha influenzato la tua musica trovarti all’interno di questa cosiddetta “scena”?
Moltissimo. Potrei tirarmela e dire di no, ma è così. Fino a 19 anni suonavo e scrivevo alternative-rock in inglese, poi con l’uscita di Calcutta e I Cani ho scoperto un nuovo modo di esprimersi che mi ha fortemente influenzato. Inizialmente ho storto un po’ il naso, perché era qualcosa di molto lontano da quello che ascoltavo e scrivevo, ma poi mi ci sono avvicinato e ho iniziato ad apprezzare anche gruppi italiani con più esperienza, come Verdena e Afterhours. Calcutta, in particolare, è stato molto importante per me. Ho iniziato con l’intento di parodizzandolo, ma poi, col tempo, mi sono scoperto capace di esprimere sfumature che prima non riuscivo a far emergere. 
Questa presa di coscienza mi ha spinto a tornare alla musica che ho sempre amato come i Beatles, il mio gruppo preferito da sempre, che ho ritrovato negli arrangiamenti e nelle melodie di Mainstream. Il metodo espressivo dei Beatles, a tratti astratto e a tratti concreto, e la scelta di parlare della vita di tutti i giorni partendo da spunti che possono apparire banali li rende in qualche modo affini a Calcutta.

Qual è il tuo rapporto con il cantautorato italiano d’annata?
La figura a cui mi ispiro di più è il primo Francesco De Gregori, ed è grazie a mia madre, che me lo ha fatto ascoltare fin da neonato. Questo amore viscerale per la sua musica l’ho riscoperto quando ho iniziato a scrivere. Soprattutto nei suoi primi dischi ho riscontrato una forte ricerca di un legame fra sogno e realtà. Poi ho ascoltato tanto anche Gaber e De Andrè.

Fino a questo momento hai pubblicato due singoli, Perso e Fugazi. Stai lavorando a un disco?
Sto registrando il mio primo LP. É ancora in lavorazione, quindi ci sarà da aspettare, ma tra poco uscirà un singolo che si chiama Niagara. Sono sicuro che rivelerà l’altro lato di me, oltre a quello di Fugazi e Perso, pur cavalcando sempre il crinale del rapporto tra sogno e realtà.

Quali sono questi tuoi due lati?
Perso è una canzone assolutamente autobiografica, quindi reale, mentre Fugazi è una vera e propria ninna nanna rivolta a un altra persona, dunque legata al sogno. Più che rivelare un’altra parte, Niagara è forse un ponte fra questi due lati: associa a immagini oniriche ciò che realmente penso. In Niagara sono due persone a parlare, un botta e risposta fra l’astrazione dell’interlocutore e la realtà aggressiva delle mie risposte.

Da poco sei entrato sotto un’etichetta nuova, Sbaglio Dischi. Come hai vissuto questo cambiamento?
Il mio caso è stato un po’ particolare, perché Sbaglio Dischi è un’etichetta che nasce insieme a me. Prima di entrarvi non avevo mai suonato come cantautore dal vivo, poi un giorno ho scritto a un locale per suonare e il concerto è andato bene. I gestori avevano già da tempo l’idea di dar vita a un’etichetta, e così è nato tutto. Siamo entrambi emergenti nei nostri campi, ed è questo il bello: cresciamo e sbagliamo insieme.

Hai in programma un tour?
Non ho quasi nulla in programma per ora, perché mi sto concentrando sulle registrazioni. Sono appena tornato da un mini-tour a Milano, Bologna e Roma, e già ora non aspetto altro che suonare fuori dalla città. Con l’uscita dell’LP arriveranno sicuramente anche alcune date. Suonare dal vivo con la band è una carica di energia di cui sento il bisogno.

Riccardo Colombo

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