Voto

5

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: dopo Il codice da Vinci (2006) e Angeli e demoni (2009) Ron Howard si mette alla prova con il sesto romanzo thriller di Dan Brown, Inferno. Il regista sarà riuscito a portare a casa l’ennesimo successo senza essere travolto dalla temibile etichetta del “già visto”?

Gli elementi necessari alla buona riuscita ci sono tutti: una trama tanto complessa quanto intrigante, colpi di scena che tengono incollato lo spettatore allo schermo e un cast azzeccato. Contribuiscono alla presa emotiva anche effetti speciali e fotografia (Salvatore Totino), grazie ai quali Howard riproduce allucinazioni e visioni nate nella mente di Robert Langdon (Tom Hanks) e che si rifanno ad alcune delle pene infernali dantesche. L’impatto iniziale è straniante, magnetico, promettente; eppure, procedendo nella visione iniziano ad affiorare tanti piccoli difetti che sbriciolano l’efficacia della pellicola: falsi storici grossolani (il caro Dan Brown non si smentisce mai…), banali cliché sulle Forze dell’Ordine italiane, esiti finali che diventano sempre più prevedibili man mano che l’azione procede.

Inferno si dimostra per ciò che è: un thriller godibile ma non esaltante, una scelta commerciale intelligente e sicuramente redditizia.

Anna Magistrelli

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