Voto

8

Partenopeo e coraggioso, Edoardo De Angelis con Indivisibili arriva a maturare una regia verace e anticonformista rispetto al cinema nostrano, affiancandosi così a Garrone, Sorrentino e Gabriele Mainetti. Anche la colonna sonora, curata da Enzo Avitabile, contribuisce all’innovazione scegliendo di distaccarsi dalla musica napoletana neomelodica tanto in voga oggi per abbracciare brani pop, canti folkloristici e inni religiosi che avvolgono le sequenze dandogli un ritmo irresistibile.

Nonostante una sceneggiatura ad alto rischio d’isteria, le interpretazioni sono potenti ma dosate e i dialoghi, anche nei momenti più drammatici, mantengono una spontaneità convincente. A parlare sono anche le immagini grazie alla fotografia di Ferran Paredes, che sceglie location decadenti come corrispettivo estetico dei personaggi, mai connotati in modo manicheo. Se superficialmente il prete “insolito”, il padre vittima dei vizi, la madre schiacciata dalla depressione e il produttore pervertito appaiono meschini, la sceneggiatura li connota con grande sensibilità donandogli luce e ombre squisitamente sfaccettate: la famiglia disastrata delle due gemelle e le persone che gli ruotano attorno sono profondamente disperati, prive di futuro e di speranza, proprio come gli ecomostri abbandonati e invasi dalla vegetazione nella periferia napoletana.

Benedetta Pini

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