Voto

5

Dopo sei anni di attesa dall’ultimo album If Not Now, When?, intervallati solo dall’uscita dell’EP Trust Fall (Side A), l’alt-rock band californiana ritorna con un record che lascia con l’amaro in bocca. Al primo ascolto 8 risulta scontato, quasi come se fosse una cover-band a suonare. Dopo qualche giro di rodaggio, però, il disco rivela le sue qualità nascoste, soprattutto nella seconda metà.

La collaborazione con l’amico Skrillex in sala mixing ha fatto emergere una nuova sfumatura del sound alternative di Brandon Boyd e soci, pur senza mai snaturarlo: la partenza decisa con la ruvida No Fun e il singolo Nimble Bastard non portano i segni dello stile di Sonny Moore quanto Loneliest e la strumentale Make No Sound in the Digital Forest, che, insieme al minuto di delirio di When I Became a Man, si rivela il pezzo più incisivo di 8. Per il resto, tanti riff di chitarra e tante apprezzabili prestazioni della voce di Boyd, ma poco altro. L’album risulta in gran parte già sentito, e anche i pezzi meritevoli non riescono a brillare all’interno di un lavoro così opaco.

Riccardo Colombo

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