Voto

7

Il documentario di Gnutti tratta problematiche cruciali per il nostro presente e, soprattutto, per il nostro futuro e si serve della forza delle immagini per arrivare dritto al cuore dello spettatore. Dalla disoccupazione giovanile alle diseguaglianze sociali, dalla distribuzione della ricchezza all’evoluzione tecnologica, il film si compone come un viaggio in tutto il mondo, che dall’Europa arriva fino in Africa, e si affida alla collaborazione di statistici, sociologi, politici, economisti, lavoratori e imprenditori per disegnare a 360 gradi quella che è la situazione socio-politica attuale. Ma In the same boat è anche un percorso che dalla macchina a vapore arriva fino allo smartphone per spiegare come le nuove tecnologie possano essere comprese solo se si ha una visione consapevole degli strumenti del passato.

La forza di In the same boat è proprio la mancanza di un punto di vista unico e monolitico: grazie alle testimonianze riportate all’interno del film e all’accurata analisi delle conseguenze di ogni possibile strada, lo spettatore ha la possibilità di farsi una propria idea sui vari argomenti trattati ed elaborare autonomamente le proprie riflessioni. Un approccio intelligente e stimolante, che oltre a vivacizzare l’andamento narrativo, smarca il film da un incedere predeterminato, lo arricchisce e lascia infine tutto nelle mani dello spettatore, che ha piena libertà di cambiare cambiare la propria visione del mondo. La colonna sonora, composta dallo stesso, Gnutti accompagna con solennità gli argomenti trattati e rende più scorrevole il denso flusso di informazioni veicolate dal film.

In the same boat è un docufilm importante e andrebbe proiettato in tutte le scuole, perché potrebbe davvero fare la differenza.

Mattia Migliarino