Voto

6

Suzu è una giovane sognatrice di origine nipponica, un’anima innocente, che deve fare i conti con il dramma della Seconda Guerra Mondiale. Sunao Katabuchi racconta una storia tanto semplice quanto crudele e alterna i pensieri della protagonista, che è “sempre nel suo mondo”, alla realtà rurale del Giappone, spostando il confine tra finzione e reale, tra sogno innocente e realtà spietata.

In un’atmosfera che sa di tradizione e autentico, il film mette in scena le difficoltà di un popolo di contadini e mercanti costretti a sopportare le crudeltà di una guerra non voluta da loro, dai semplici e ordinari protagonisti. L’atmosfera di tensione, che riecheggia nei momenti di difficoltà durante il coprifuoco, viene sciolta da una giusta dose di ricorrente escapismo, che sdrammatizza situazioni altrimenti insostenibili.

La quotidianità messa in scena, le virtù della protagonista, tenace e inguaribile ottimista, e le gioie più semplici creano un’atmosfera leggera, in netto contrasto con il contesto in cui vivono i protagonisti. È più appropriato riflettere o sdrammatizzare? Ridere o piangere?

Filippo Fante