Voto

7

Negli ultimi mesi i diversi sistemi sanitari del mondo sono stati messi a dura prova, ed è capitato a tutti di trovarsi a riflettere sul loro funzionamento e sull’importanza attribuita al personale addetto. Persone che assistono altre persone dall’istante in cui mettono piede in ospedale fino a quando non ne esce. Ingranaggi spesso anonimi ma essenziali di un sistema complesso. Nicolas Philibert segue il percorso di formazione affrontato dai futuri infermieri con uno sguardo naïf e fanciullesco, apre le porte del contesto ospedaliero e racconta le persone che ne costituiscono lo scheletro. Nessuna didascalia, nessun voiceover, nessun protagonista individuabile, nessun sottotesto; solo dialoghi tra le persone che vivono questa quotidianità.

L’opera, divisa in tre capitoli, segue gli studenti di un corso di infermieristica di una scuola di Montreuil, nei pressi di Parigi, mentre si preparano a svolgere il tirocinio formativo in una delle cliniche della zona. Lezioni frontali, prove con manichini e altri studenti, prove pratiche in clinica ed esame finale portano i novelli infermieri a riflettere su questo mestiere e sul suo peso emotivo e umano. Insieme a loro, riflette anche lo spettatore. Con la sua cifra stilistica sempre riconoscibile, Philibert indaga i retroscena del mondo ospedaliero attraverso il filtro dell’istruzione, aprendo una finestra che permette di capirne i meccanismi e le necessità. Senza il bisogno che qualcosa venga spiegato.

Il filtro naturalistico di Philibert permette anche di analizzare con lucidità l’attuale situazione post-coronavirus, spogliandola di sensazionalismo mediatico. Capire la professione di chi lavora nel sistema sanitario significa capire il suo significato, il suo peso e il suo valore: l’apprendistato non è solo un percorso di acquisizione e pratica del codice comportamentale, ma anche di visione una visione più ampia di umanità e abnegazione.

Andrea Santini