Voto

8

Striscioni, grida, megafoni, mani al cielo, riunioni, scioperi, occupazioni, blocchi della produzione, sgombri di polizia: siamo in guerra e solo pochi se ne sono veramente accorti. Il lavoro nobilita l’uomo, che ogni giorno deve combattere per mantenerlo. Il sodalizio del regista Stéphane Brizé con Vincent Lindon, che era valso all’attore la Palma d’Oro a Cannes per La legge del mercato (La loi du marché, 2015), torna ad affrontare il mondo del lavoro e le precarie condizioni dei lavoratori di oggi.

Ad Agen, il capoluogo di Lot-et-Garonne nel sud-ovest della Francia, un’azienda specializzata in apparecchiature automobilistiche (la Perrin Industrie, parte della tedesca Schäfer), ha deciso di chiudere. È saltato l’accordo firmato due anni prima fra la società e i lavoratori, che prevedeva uno sforzo salariale da parte dei dipendenti per salvare la fabbrica, in cambio della garanzia di un impiego per almeno i successivi 5 anni. La Costituzione e la Legge sono dalla parte dei proprietari, ma che cosa ne sarà di quei 1100 lavoratori e delle loro famiglie? Nella guerra dei nostri giorni si combatte così. In questo mondo si tenta di sopravvivere invece di vivere.

In Guerra (En Guerre), presentato allo scorso Festival di Cannes, tratta la lotta di questi operai, guidati dal sindacalista Laurent Amédéo (Vincent Lindon), disposto a qualsiasi cosa pur di difendere il proprio lavoro e quello degli altri. La sinergia fra l’interpretazione di Lindon e quella di attori non professionisti permette ai volti e alla loro battaglia di assumere una valenza universale: Un giorno forse toccherà anche a voi. Non si conosce nulla della loro vita privata e viene fanno un rapido accenno solo a quella di Laurent, l’uomo che è in testa alla rivolta.

Una sceneggiatura accurata e puntuale consente di seguire dettagliatamente i mesi di lotta operaia, le manifestazioni, le vittorie, le sconfitte, le delusioni. Si assiste al progressivo sconforto, ai dissidi che nel tempo lacerano dall’interno il comitato di lotta, alle subdole tattiche manovrate dall’alto per debellarlo. Con il passare del tempo gli sguardi degli scioperanti sono sempre più spenti, le loro voci urlano al vento, schiacciate dagli scudi antisommossa della polizia. E poi… il silenzio. Un documentario che parla al mondo attraverso un megafono. Una cronaca dura e mostruosamente attuale.

Fosca Raia

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