Voto

5

Noto per la sua ecletticità, James Franco torna sul al filone dei classici della letteratura americana – dopo l’adattamento di Figlio di Dio di Cormac McCarthy e di As I Lay Dying di William Faulkner –, portando sul grande schermo In Dubious Battle, il capolavoro di John Steinbeck del 1936. Franco interpreta Mac McLeod, un funzionario del Partito Comunista che cerca di spingere a uno sciopero i raccoglitori dei campi di mele della California della grande depressione. Curioso il fatto che in tutto il film non vengano mai citate i termini “comunista” o “comunismo”, posizione tutt’ora scomoda per popolo americano.

Fin dalle prime sequenze, il lungometraggio si presenta come un film dall’ampio respiro, a tratti quasi “epico”, e dalla solennità tipicamente novecentesca, che trova la sua massima realizzazione nel fallimento stoico piuttosto che in una vile vittoria. I protagonisti sono dei miserabili, pagati un solo dollaro per lavorare tutto il giorno; i proprietari terrieri, i crumiri e i caporali, invece, sono crudeli, avidi ed egoisti; i comunisti, infine, celano scomodi segreti dietro al loro candido idealismo, rivelandosi in più di un’occasione privi di scrupoli.

Un cast corale e immenso (tra cui spiccano Vincent D’Onofrio, Robert Duvall, Ed Harris e Bryan Cranston) conferisce spessore a una pellicola altrimenti retorica e urlata, attitudine che viene rispecchiata anche dai campi lunghi di una fotografia pretenziosa.

Elia Altoni