Voto

5

Cosa possono fare i giovani d’oggi per sopravvivere alla crisi economica? Scambiare il Santo Graal con la pensione di un vecchio oppure diventare preti? No, non è una presa in giro, è In bici senza sella, un delirio lungo cento minuti a bordo della DeLorean, ma a bordo non c’è Doc e la macchina non viaggia nel tempo.

Composto da sei episodi (Santo Graal, Precari della notte, Curriculum Vitae, Crisalide, Il Parassita e Il posto fisso), il film affronta il tema della precarietà giovanile con una combinazione di metafore, umorismo e frammenti di vita quotidiana che però risulta stridente, e fa scadere la pellicola in un limbo insensato e (quasi) autoironico che disorienta e indispettisce il pubblico in sala. Oltre alla sceneggiatura estremamente debole, che cade a pezzi schiacciata dal tema che si propone di affrontare, anche la regia è, nel complesso, opaca e frettolosa.

In bici senza sella è un tentativo di produrre un film d’avanguardia per dare risalto a un’idea, a una verità, ponendo in secondo piano la storia in sé, che risulta confusa e incapace di proporre soluzioni efficaci al problema che solleva. Più che su una bici senza sella, i protagonisti sono seduti su una macchina che, una volta messa in funzione, li trasporta in un futuro dove alle elezioni presidenziali americane sono candidati Hillary Clinton e Donald Trump.

Filippo Fante