Voto

7

Nuovo film di Maria Schrader, attrice e regista tedesca conosciuta per la miniserie Netflix Unorthodox, I’m Your Man racconta di una storia d’amore impossibile tra un robot e una donna, Alma, da poco diventata single e incaricata da un amico di testare un macchinario dalle sembianze umane progettato per essere il partner ideale. Riluttante, la donna accetta comunque di ospitare il robot a casa sua per tre settimane, in cambio di un compenso da devolvere alle sue ricerche archeologiche. A prima vista Tom, il compagno progettato appositamente secondo i gusti di Alma, non è affatto perfetto: la sua compostezza e i complimenti da manuale del galantuomo irritano non poco la donna, sempre più contrariata e ferma su ciò che la differenzia dal robot – le macchine non possono provare sentimenti, gli esseri umani sono contraddittori. Piano piano, però, la storia di Alma prende la piega di un percorso tragicomico e rivelatorio, in cui Tom mostrerà una naturalezza inaspettata, capace di mettere in discussione tutte le certezze della donna. 

A dispetto del tema già esplorato da film come Her (Spike Jonze, 2013) – al quale è difficile non cogliere un riferimento diretto – l’ambientazione del film predilige agli scenari distopici e ipertecnologizzati tipici del genere fantascientifico i luoghi familiari di una Berlino perfettamente riconoscibile. Su questo scenario, Alma oscilla tra due poli: da un lato, non riesce ad accettare di legarsi a un uomo artificiale; dall’altro, pensa che, in fondo, gli umani non siano migliori e, nella sua ingenuità di bambino, Tom dimostra di essere buono e disponibile all’ascolto, incapace di arrabbiarsi “se non quando la situazione lo richiede”. Dove sta, allora, la verità? Chi merita di stare al mondo? L’uomo con le sue imperfezioni e spontanee brutture, o la macchina con la sua bontà artificiosa? Questo è il dilemma che attraversa il film, facendo emergere il ritratto di un amore che, diventato di fatto una forma di consumo – e dunque riconfigurato sotto il segno dell’utilità -, corona il desiderio egoistico di vedersi completati dall’altro attraverso la mera soddisfazione delle proprie aspettative.

Attraverso l’intelligenza artificiale, infatti, l’uomo ha la possibilità di produrre i propri partner ideali e di entrare in un’ottica individualista senza riserve. La macchina-uomo-perfetto non è altro che l’estrinsecazione delle proprie aspettative sugli altri, e il disagio di Alma deriva proprio dalla consapevolezza di avere di fronte a sé una proiezione di se stessa, di intrattenere una sorta di monologo. È l’estremizzazione dell’effetto del capitalismo sulle relazioni sociali e sentimentali: l’altro diventa prodotto da comprare e consumare per essere felici. Al termine del proprio esperimento Alma, consapevole che l’autenticità dei rapporti risiede nella loro gratuità e nella loro imperfezione, giudicherà pericolosa la possibilità che gli esseri umani accedano a questo tipo di servizio, che rischierebbe di renderli del tutto incapaci di relazionarsi in situazioni normali, dove la normalità è definita proprio dalla contraddizione, dallo scontro, dal difetto.

Carola Visca