Voto

4

A Castel Volturno la speranza è solo una stronzata. In quel limbo sospeso tra il potere della Camorra e la schiavitù dei disperati, si muove Maria (Pina Turco), novella Caronte che avanti e indietro traghetta povere anime sole ed emarginate, alle quali non resta più niente a parte loro stesse. Come in Individibili, il regista Edoardo De Angelis insiste sul corpo femminile e sulla sua mercificazione, raccontando del nuovo business della mafia: gestire l’affitto dell’utero di ragazze giovanissime per poi vendere il neonato.

La messa in scena iperrealista di De Angelis, arricchita dalla fotografia evocativa di Ferran Paredes Rubio, costruisce un mondo di contrasti, in cui il rosso si oppone al blu, le luci alle ombre, gli sguardi ai gesti, le parole ai volti, dando una forma visiva affascinante e disturbante a quell’inferno in terra che è Castel Volturno. Lì, dove si muovono corpi senz’anima né morale, governa un sistema rigidamente gerarchico tutto al femminile, all’interno del quale gli uomini sono assenti o impotenti, secondo un dubbio rovesciamento di ruoli sociali che dipinge ogni donna potente necessariamente come meschina.

Maria non è che l’ultima pedina di questa macchina infernale capeggiata da una pappona eroinomane, una pseudo-madre manipolatrice e meschina. Finché, all’improvviso, un evento inaspettato e ormai insperato cambia tutto, e Maria da Caronte diventa San Bernardo, che guida le anime verso la salvezza. Proprio lei, Maria, privata della maternità per una violenza terribile subita il giorno della sua comunione e che per anni ha privato della maternità decine di ragazze disperate, sente il suo corpo cambiare: porta in grembo la vita.

Una svolta emozionante ma fuori controllo nella scrittura, la cui enfasi melodrammatica travolge il film e lo sovraccarica con un impianto metaforico didascalico, scontato e grossolano. Tra nomi biblici, una presa di coscienza repentina, una gravidanza che inizia d’inverno e finisce ancora d’inverno (?), una natività di plastica, una via crucis al limite del ridicolo e un finale che ha dell’incredibile, il film precipita nella pretestuosità, e poco servono le fortissime interpretazioni di Pina Turco e Marina Confalone.

Benedetta Pini

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