Voto

7

A metà tra finzione e documentario, l’opera miscellanea di Federico Ferrone e Michele Manzolini presentata a Venezia 76 nella sezione Sconfini ci riporta in piena seconda guerra mondiale, ritraendo il viaggio di un soldato italiano verso il fronte ucraino nel quadro dell’Operazione Barbarossa dell’estate 1941.

Gli autori collazionano le memorie dei sei soldati Guido Balzani, Remo Canetta, Enrico Chierici, Adolfo Franzini (Viaggio verso il fronte orientale, 1942), Nuto Revelli e Mario Rigoni Stern e, attingendo a piene mani da immagini di repertorio, danno nuova vita non solo alla Storia – i festeggiamenti folklorici in Romania, ad esempio, o lo snodarsi delle ferrovie sovietiche degli anni ‘40 – ma anche all’interiorità di un soldato che si appresta a combattere, alla sfera emozionale di un uomo pronto a perdere tutto. Ecco dunque che le immagini repertoriali di un’altra spedizione, quella in Etiopia, si intrecciano a quelle in Russia, legando i ricordi traumatici della guerra già vissuta dal protagonista veterano alla rassegnazione per l’incipiente, nuovo, scontro.

La ricostruzione del passato, tuttavia, non si arresta a un’operazione d’archivio: attraverso nuove inserzioni di immagini dell’Ucraina di oggi, infatti, che avvicinano le abitudini del popolo di oggi a quello di ieri, gli autori problematizzano il presente aprendo la riflessione sugli scontri in Donbass che ancora piegano quelle terre. Un’opera multistrato dunque, che avvicina passato e presente nel flusso di coscienza di un milite ignoto dalle connotazioni universali.

Giorgia Maestri