1. “Quest’uomo è implacabile”

A differenza degli altri Alti Septon che l’hanno preceduto, l’Alto Passero (High Sparrow), privato del suo vero nome nel momento in cui ha ricevuto la carica, non indossa abiti riccamente ornati, ma una semplice tunica bianca, segno della sua totale devozione al Culto dei Sette Dei che l’ha portato a rinunciare a ogni bene materiale e alla propria individualità. I Passeri (Sparrows) o Reietti sono chiaramente plasmati sugli ordini mendicanti nati in Europa tra il XII e il XIII sec.: caratteristiche comuni sono il voto di povertà, la struttura fortemente settaria al limite del fanatico (infatti molti ordini furono tacciati di eresia e soppressi dal Papa), le caratteristiche generali del culto e la sua gerarchia; inoltre entrambi nacquero per aiutare gli strati subalterni della popolazione e per combattere la corruzione e il malcostume del governo, attirando così non solo masse povere ma anche persone di alto rango interessate a ribaltare il potere in carica. I riferimenti al cattolicesimo medievale nel Culto dei Sette sono infatti più che evidenti: i sette Dei sono il Padre, la Madre, la Fanciulla, la Vecchia, il Guerriero, il Fabbro e lo Sconosciuto; capo della fede è l’Alto Passero, una sorta di Papa fanatico; vengono inferte punizioni corporali e umilianti a chi infrange i dettami del culto e compiono atti di cruda violenza per mantenere il proprio potere; d’altronde, “il fine giustifica i mezzi”, e se l’obiettivo è la “pura fede”, ogni atto anche tremendo diventa accettabile.

2. “Il passato è già scritto, l’inchiostro è già asciutto”

Uno dei momenti più indimenticabili dell’intera serie è legato all’ormai celebre frase “Hold the door” contratta in “Hodor”: le rivelazioni sul passato del gigante e sulle origini del suo disturbo mentale, già previste da George Martin quando creò il personaggio, costituiscono l’ennesima prova della genialità dello scrittore. La sequenza è una delle più ricche di pathos, tanto che molti la considerano la più tragica dai tempi delle Nozze Rosse, e fornisce, inoltre, importanti informazioni sui poteri di Bran: il ragazzo non solo può vedere il passato, ma anche modificarlo.

3. The North Remembers

È stato finalmente riprodotto sugli schermi l’epico scontro fra Jon Snow e Ramsey Bolton, una battaglia spettacolare che fa emergere la profonda crescita del personaggio di Sansa Stark: nessuno può proteggere nessuno e al gioco del trono o si vince o si muore. Nella meraviglia che è la regia di Miguel Sapochnik, che aveva diretto anche Hardhome (la puntata della battaglia alla barriera della scorsa stagione), risultano però fastidiose le spietate citazioni de Il Signore degli Anelli per il provvidenziale soccorso di Ditocorto con i Cavalieri della Valle a sostegno di Jon e dei suoi. Il Nord non dimentica e nemmeno i suoi uomini ma, soprattutto, l’inverno sta arrivando.

4. La vendetta di Cersei

The Light of Seven è il brano che apre l’ultimo episodio della serie, e non poteva esserci colonna sonora migliore per una carneficina indolente e terrifcante con cui Cersei annienta i suoi nemici e dimostra, una volta per tutte, chi è il villain più affascinante e spietato della serie. “I choose violence” sibillava Cersei nell’ottavo episodio, ed era solo il preludio di piano di una perfidia senza precedenti.

5. La grande scommessa

A causa della mancanza di materiale inedito (sembra che George R.R. Martin se la voglia prendere comoda ancora per un po’) David Benioff e D.B. Weiss si arrangiano per trovare dei risvolti alle intricatissime trame della serie, e il risultato è stupefacente. Se uno dei punti di forza de Il Trono di Spade – Game of Thrones era proprio il continuo infittirsi della sceneggiatura tra intrighi e colpi di scena, ora, dopo cinque stagioni, è legittimo concedere alla trama qualche certezza per evitare che diventi stucchevole, e i due sceneggiatori riescono affrontare il rischiosissimo passo con uno dei finali più concreti dell’intera serie.

Alessia Arcando, Christopher Lobraico, Benedetta Pini, Giada Portincasa