1. Nulla è più potente di una storia

L’ultimo canto delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è stato cantato. L’ultimo capitolo della storia è stato scritto. Dopo 8 stagioni di intrighi e battaglie, alleanze e tradimenti, la saga tratta dai romanzi di George R.R. Martin è giunta alla fine. E ciò ha cambiato non solo i destini dei Sette Regni, ma quelli dell’intrattenimento televisivo. Sulla scia di Lost, Game of Thrones ha contribuito a rendere accessibile una trama dalla struttura complessa, intrecciando personaggi la cui stratificazione rifugge la classica dicotomia tra eroe e villain: un modo diverso di scrivere la serialità, in cui i personaggi principali non sono più il motore intoccabile degli eventi, ma solo un ingranaggio in un susseguirsi di avvenimenti più grandi di loro. In eredità la serie lascia anche un rinnovato gusto per il fantasy e l’epica in costume, che ha generato “cloni” come Marco Polo di Netflix o Vikings. Il risultato è un’enorme “opera mondo” che non si esaurisce nelle puntate ma acquisisce vita propria, animata dalle discussioni sui socialnetwork, cercando di scervellarsi sul significato di un’immagine o di una parola e di decifrare complesse profezie per azzeccare gli sviluppi della serie. Trascendendo lo schermo, Game of Thrones si è infiltrato nella vita reale: da una parte con l’ossessione per gli spoiler, dall’altra i meme, le parodie, le riletture.

2. Non con uno schianto ma con un lamento

GOT ha abituato gli spettatori a non dare nulla per scontato, ad aspettarsi la pugnalata alla schiena, a gustare il sapore amaro della sorpresa. Ancora una volta, quindi, la serie ci lascia sconvolti scegliendo di chiudere tutti i maggiori conflitti in sordina e senza clamore. Dopo ben due puntate dedicate alla preparazione delle diverse storyline, ci si aspettava una conclusione epica e clamorosa, che non è arrivata. Se in molti hanno criticato aspramente questo epilogo, a ben vedere si tratta di una logica coerente con una scrittura che ha sempre schivato la figura del classico eroe fantasy, preferendogli personaggi fallibili e oscuri; personaggi che si odia amare, che si sono rivelati estremamente umani per l’ennesima volta, costretti a confrontarsi con i propri limiti e le proprie scelte sbagliate.

3. Il Salto del Drago

In un articolo su Wired, il fumettista e scrittore Roberto Recchioni ha commentato i maggiori turning point della stagione, liquidando il malcontento del pubblico come l’esito di un audience troppo mainstream, abituato a essere imboccato di ogni informazione e perciò incapace di cogliere le sottigliezze di una scrittura più stratificata. Ma non è proprio così. Se le prime stagioni sopperivano alla mancanza di budget con idee brillanti e una scrittura sfaccettata, quando la serie si è trasformata in un fenomeno di massa e i finanziamenti sono arrivati a pioggia la produzione ha puntato tutto su battaglie campali e CGI, sacrificando la struttura narrativa. Le puntate dell’ultima stagione sono state infatti tra le più costose della storia della televisione, ma realizzate in modo affrettato e poco credibile, arrivando persino a bruciarsi un colpo di scena cruciale. E non è stata colpa di chi legge, ma di chi ha scritto.

4. Dove sono i miei elefanti?

In pochi giorni un gruppo di fan insoddisfatti ha organizzato una petizione per rigirare l’intera stagione, raccogliendo più di mezzo milione di firme. Hollywood (e non solo) ha sempre sfruttato i feedback degli spettatori per avvicinare i propri prodotti alle loro esigenze; basti pensare a Nuovo Cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988), arrivato alla gloria non nella versione montata dal regista, ma in quella realizzata dalla produzione dopo i primi focus group. Oggi però, come nota il blogger Alessandro Apreda, il focus group è diventato globale, si muove su YouTube e sui social network e se, da una parte, richiede uno spettatore attento e coinvolto in quello che sta guardando, dall’altra sembra aver generato una massa di pubblico informe sempre meno matura che, in nome di una travisata democrazia digitale ha la pretesa di poter sovvertire e addomesticare un prodotto artistico.

5. … and now our watch has ended

Dopo 8 anni di epica fantasy, chi prenderà il posto lasciato libero da GOT? In un momento in cui il fantasy televisivo sta tornando alla ribalta, diversi prodotti in arrivo nei prossimi mesi potrebbero trasformarsi nella nuova epica del piccolo schermo. Su Netflix, ad esempio, è in uscita The Witcher, serie basata sui romanzi del polacco Andrzej Sapkowsky che per tematiche e atmosfera potrebbe essere molto vicina alla storia dei Sette Regni. Amazon, dalla sua, sta sviluppando un nuovo adattamento de Il signore degli anelli. Anche la BBC è pronta a dire la sua con l’adattamento di His Dark Materials, la serie mistico-steampunk di Philip Pullman che sembra avere tutte le carte in regola per dare vita una nuova epica fantasy. Nemmeno HBO è rimasta con le mani in mano, affidando a Damon Lindelof (The Leftovers, Lost) una serie ambientata nell’universo di Watchmen. E Benioff e Weiss? Gli autori che hanno guidato i passi di Jon, Tyrion e Daenerys stanno per mettere le mani su una nuova saga. La Disney ha infatti incaricato il duo di scrivere la nuova trilogia di Star Wars e portare le trame e gli intrighi di Westeros in una Galassia lontana lontana…

Francesco Cirica