Voto

5.5

Il professor Murray (Mel Gibson), uomo di umili origini riuscito ad affermarsi nell’intellighenzia anglosassone, nella seconda metà dell’Ottocento dirige la prima stesura del celebre Oxford English Dictionary. Per portare a termine un’impresa simile chiama a raccolta l’intero popolo britannico, chiedendo a qualsiasi individuo alfabetizzato di partecipare come volontario per corrispondenza. Il più grande aiuto giunge da un americano internato in un ospedale psichiatrico, il chirurgo Minor (Sean Penn), la cui vita travagliata si mescola profondamente a quella dell’accademico.

Il professore e il pazzo presenta una serie di cliché di antica memoria, come il più classico dei film incentrati sul compimento di un’opera colossale: parla di grandi amori e amicizie attraverso il racconto di un self made man (Murray) e della sua discesa all’inferno (della incalzante schizofrenia di Minor). Non vivacizza il quadro una regia discreta, senza infamia e senza lode, alquanto compassata e tradizionalissima nella gestione di scene, transizioni e tempi di racconto, appena movimentata dal modico uso della camera a mano e da primissimi piani nei momenti in cui si tenta uno scavo psicologico sul personaggio interpretato da Sean Penn. Eppure, si tratta di una storia che appassiona e risulta attualissima, complice il casting (che oltre a Sean Penn e Mel Gibson annovera in scuderia Natalie Dormer nel complesso ruolo d’una vedova confusa e disperata).

Dietro alle peripezie dei protagonisti si cela il racconto limpido e sincero di una grande impresa culturale, dell’amore identico e travolgente che due uomini diversi possono provare nei confronti della lingua, della letteratura, della cultura in genere. Una storia che vale la pena di essere vista e ascoltata, che dalla fumosa Inghilterra dell’Ottocento può spingere lo spettatore di oggi a riflettere e – forse – a migliorarsi.

Ambrogio Arienti