Voto

7.5

Università di Parigi, facoltà di medicina, soli 300 posti disponibili. Antoine (Vincent Lacoste) e Benjamin (William Lebghil) stringono una solidale amicizia in questo ambiente iper-competitivo, tra ripassi forsennati e drammi esistenziali. Benjamin abita da solo in centro, ha il padre medico e la madre docente universitaria, mentre Antoine vive in periferia con i genitori; due vite contrapposte non solo dalle rispettive situazioni economiche, ma anche dalle condizioni culturali da cui provengono: la dimestichezza con i meccanismi del sistema vince sulla dedizione e sulla passione.

Con questo film claustrofobico e ansiogeno Thomas Lilti torna a riflettere sui meccanismi del settore medico – dopo Ippocrate (2014) e Il medico di campagna (2016) -, mettendo in scena uno spaccato ironico dell’esperienza universitaria contemporanea, sospesa tra l’irragionevole e il razionale. Il primo anno assume i contorni di un’aspra critica al sistema e al calvario degli studenti, costretti ad andare incontro a surreali test di ammissione, con una bassissima percentuale di riuscita e una graduatoria che determinerà un’intera carriera. Il film restituisce così una panoramica della situazione accademica attuale, nelle sfaccettature psicologiche, sociali e culturali vissute dai personaggi, facendo emergere in modo frenetico, come in una gara sportiva, tutte le ansie e le preoccupazione insite nel rischio di fallire dopo mesi di studio e sacrifici.

Ma non è il solito racconto sulla vita studentesca: Il primo anno rimanda per ritmo e ossessività a film come Whiplash (Damien Chazelle, 2014) e Prélude (Sabrina Sarabi, 2019), innescando nello spettatore una potente immedesimazione. Vivace e spontaneo, la forza del film sta proprio nell’indagare in modo approfondito gli elementi meno conosciuti di quel determinato mondo accademico, evitando i luoghi comuni e denunciando la malsana competitività che vige al suo interno.    

Alessandro Foggetti