Voto

7.5

Da sindaco di una sperduta cittadina della pampa, Hernán Blanco (Ricardo Darín) ha raggiunto la carica di capo del governo. Un uomo comune, che ha costruito la carriera politica proprio sulle sue umili origini e non sembra dotato di particolari doti, eppure si ritrova nella posizione di decidere le sorti di un vertice internazionale che può cambiare il volto dell’intera America Latina.

Il regista Santiago Mitre si interroga sui concetti di responsabilità e di morale, riflettendo su che cosa significa per un politico essere onesto e agire nel giusto, due aspetti che non sempre è possibile sovrapporre; premesse che richiamano Le confessioni (2016) di Roberto Andò. Il discorso costruito dal regista argentino è ambiguo, sottile e perturbante, incentrato su un personaggio principale che, più che “Blanco”, sembra essere grigio come la fotografia gelida e desaturata che lo ritrae.

Lo spettatore non è messo nella condizione di trovare risposte, mentre la steadycam di Mitre lo guida lentamente nei corridoi di una location che non può non ricordare l’hotel di Shining. Ci sono solo domande, che si moltiplicano quando il racconto rimescola ancora le carte, scivolando nel soprannaturale con eleganti dissolvenze incrociate e un inquietante commento sonoro. Quello che rimane è il mistero di un uomo come tanti, che tra il bene e il male finisce sempre per scegliere ciò che a lui conviene di più.

Francesco Cirica

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