Voto

9

Presentato in concorso ufficiale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2021 e premiato con il Leone d’Argento alla Miglior Regia, Il Potere del Cane è la nuova opera – a distanza di ben 12 anni dal precedente lavoro Bright Star – della regista neozelandese Jane Campion, adattamento dell’omonimo romanzo di Thomas Savage. La storia è quella della rivalità tra fratelli cresciuti in maniera drasticamente differente, invischiati in intrighi famigliari e segreti nascosti che devono rimanere tali, che si muovono all’interno di un’ambientazione western ma dalle atmosfere da thriller psicologico, dove lo stile del vecchio West, in particolare del Montana del 1925, viene valorizzato da una nitidissima fotografia, che rende lo sconfinato paesaggio parte integrante delle scene, come fosse un personaggio a sé.

In questo scenario serpeggia una gelosia cieca, che porta il protagonista Phil (Benedict Cumberbatch) a compiere da sempre atti crudeli e meschini nei confronti del fratello (Jesse Plemons), preso dalla sua mania autoritaria di controllare tutto ciò che lo circonda. E infatti quando Jesse, così diverso per carattere, prenderà in mano le redini della propria vita sposando la giovane madre vedova Rose (Kirsten Dunst) e portando lei e il figlio nel ranch di famiglia, la frustrazione spingerà il Phil a esercitare un vero e proprio terrorismo psicologico nei confronti della donna, facendo tutto ciò che è a sua disposizione per turbarla, disturbarla, metterla a disagio e in pericolo. A connettere tutte queste vicende è il senso di responsabilità del figlio nei confronti della madre, che sente pesare su di sé la promessa di protezione e salvaguardia nei confronti di chiunque voglia mettere a repentaglio la serenità della donna. La figura del giovane ragazzo, Peter (Kodi Smit-McPhee), figlio di Rose, diventa così centrale all’interno della narrazione: nonostante possa sembrare un personaggio secondario, rappresenta l’innocenza infantile che si va perdendo e deteriorando attraverso la crescita, in un processo di corruzione che è riscontrabile nello sviluppo della narrazione e culmina in una lucida freddezza calcolatoria.

Il protagonista Phil, invece, rappresenta la crudeltà, trasmettendo una sensazione che cambia nel corso della narrazione: all’inizio risulta odioso, ma con l’evoluzione della storia il suo carattere duro e distaccato si rivela essere una corazza costruita per tenere nascosto un lato represso di se stesso. Jane Campion dimostra così di avere la sensibilità giusta per trattare questo disvelamento con estrema delicatezza, dando solo qualche indizio per lasciarlo intuire, mentre Benedict Cumberbatch riesce ad accentuare ulteriormente la caratterizzazione del personaggio grazie a un’interpretazione difficile eppure sempre credibile.

Kevin Cella