La pornografia ci salverà tutti, ci avvolgerà in una camicia di seta al riparo dagli occhi indiscreti dei passanti eccitati dal buio del proibito, così gelosamente escluso dalla propria sessualità pubblica. Ma, la domanda è sempre la stessa, che cos’è “porno”?

“Porno”, quella parola che si incomincia a pronunciare tra i banchi di scuola, è il mezzo più diffuso tra gli esseri umani per eccitarsi, eccitazione che a sua volta si lega a un altro vocabolo, “verità”. L’atto sessuale, ma ancor prima la masturbazione, è il momento di massima lealtà umana nei confronti di se stessi: sia l’uomo che la donna riescono a rivelarsi al meglio tra le lenzuola, manifestando desideri e voglie nascoste o inibite. Per questo, sapere di ritrovarsi indifesi e piccoli nei confronti della propria psiche e della propria intimità non fa altro che accrescere la fobia di parlare liberamente di sesso. Nonostante la carnalità sia parte integrante della quotidianità e venga propinata ormai dappertutto – in televisione, negli spot pubblicitari e nei jingle radiofonici –, discuterne rimane infatti un tabù, sia nell’educazione, dove è evidente la grave assenza di una materia come l’educazione sessuale, sia a livello sociale. Ma è proprio questo mutismo generale che fa crescere a dismisura il mercato pornografico: la comunità ha voglia di porno, ed è un dato di fatto.

queen kong

In occasione della 52a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ha fatto scalpore, ma allo stesso tempo ha incuriosito un’intera città, la proiezione in anteprima europea di Queen Kong della regista Monica Stambrini, venerdì 8 luglio. Il corto è un’opera artistica di alto livello e colpisce per l’estrema qualità, che lo fa entrare di diritto nei porno d’autore, nonostante tale categorizzazione non sia troppo consona al pubblico pudore: fotografia erotica efficace, sottile ironia e personaggi dotati di un’anima, umana e non, con ciò che ne consegue, come i sentimenti quasi banali legati a esigenze naturali e, soprattutto, le paure; tutti elementi non abituali nei prodotti pornografici medi.

Durante la tavola rotonda del giorno successivo, presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, uno dei temi caldi del dibattito verteva attorno a che cosa ci fosse di sbagliato nell’andare al cinema per visionare un film porno, funzionale all’eccitamento. Il mondo dell’arte pornografica è una realtà che per eccessivo quanto ipocrita moralismo viene ignorata dalle logiche sociali diffuse e viene così inglobata all’interno di discorsi di genere superficiali nonché poco veritieri. Più delle parole e dei discorsi, le prove migliori sono i fatti, e la verità in questo caso si identifica nella folta fila di un pubblico eterogeneo che attende con impazienza di entrare nella sala del Teatro Sperimentale di Pesaro per visionare il fantomatico porno arrivato in città. La collettività ha voglia di pornografia più libera, alla luce del sole, senza sentirsi additata di eccessive pulsioni libidinose; e il festival cinematografico marchigiano ha rivelato anche questo.

E se fosse proprio il porno a salvare il cinema dalla crisi economica delle sale vuote? La pornografia, in fondo, ci salverà tutti, o forse ci ucciderà lentamente nel logorio dell’autoanalisi e della verità.

Fabrizio La Sorsa