Voto

8

La precarietà degli equilibri di potere, la diffidenza collettiva verso il nemico, le tensioni, i misteri e le mezze verità. Spielberg riesce a ritrarre il clima della Guerra Fredda e a riportarne le dinamiche subdole delle potenze coinvolte, con i loro pregi e le loro contraddizioni, realizzando un thriller in stile classico magistralmente eseguito. Il tutto con il supporto scenografico dei fratelli Coen, che all’occasione ne smorzano i toni grazie al loro consolidato umorismo. È questa la prima collaborazione tra due “mostri sacri” del cinema contemporaneo.

La pellicola si svolge attorno alla figura dell’avvocato James Donovan, incaricato del governo americano di difendere durante un processo la presunta spia sovietica Rudolf Abel, avente il riconosciuto e formalmente rispettato diritto ad avere una difesa. L’ottima interpretazione di Tom Hanks crea una verosimile rappresentazione di un “eroe quotidiano”, una persona moralmente integra fedele a se stessa e ai propri ideali senza, al contempo, ergersi a modello. La figura dell’avvocato suggerisce anche una riflessione sui valori della cultura americana e sui paradossi insiti nella società, contro i quali, stoicamente, combatte nei limiti delle sue possibilità. Tom Hanks – che ha alle spalle più collaborazioni con Spielberg – riesce così a far brillare questo personaggio della luce naturale degli uomini comuni.

La sceneggiatura dei Coen emerge con chiarezza e snellisce la regia, che in alcuni punti – data la materia – sarebbe potuta risultare troppo pesante e macchinosa. L’umorismo sottile di alcuni scambi di battute tra i personaggi è proprio uno degli ingranaggi principali di questo meccanismo. Mentre la regia, a volte troppo pomposa, realizza comunque al meglio i cambi di ambientazione che segnano i diversi momenti della storia. Meravigliose le atmosfere grigie e tetre, che rendono perfettamente il clima pesante della Germania divisa del dopoguerra.

Un film che non ha nulla da invidiare ai precedenti lavori di Spielberg.

Andrea Passoni