Voto

8

Parliamoci chiaro, trasformare in immagini cinematografiche le parole de Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry e restituirne la magia sarebbe stato un compito davvero difficile: il rischio era di trasformare il film in una brutta copia del libro. Proprio per questo il regista Mark Osborne, nel suo nuovo Il piccolo principe, decide di raccontare una storia diversa da quella che ci aspettavamo, basata, però, sugli stessi fulcri tematici dell’omonimo romanzo ed evocando le vicende del famoso principe attraverso squisite immagini rétro in stop motion.

Il mondo degli adulti viene descritto come un micro-cosmo dipinto di grigio e abitato quasi esclusivamente da numeri, all’interno del quale gli uomini-automi hanno tristemente dimenticato l’importanza vitale della fantasia, dell’amore e dell’amicizia – sentimenti che nel romanzo di Exupéry costituiscono l’essenza dell’addomesticamento –, surclassati da ricchezza, prestigio e tutto ciò che è dotato di un’utilità materiale. Allo stesso tempo, però, Il piccolo principe di Osborne offre una semplice ma mai banale via d’uscita, racchiusa anche all’interno del romanzo di Exupéry: “L’essenziale è invisibile agli occhi” (palese antitesi di tutti i principi cardine che mandano avanti la società attuale).

Attraverso un piacevole e commovente racconto che non si discosta mai dal prezioso terreno della fantasia, Osborne è stato in grado di mostrare persino ai più scettici come le profonde verità espresse nella fiaba del piccolo principe – spesso non troppo chiare per chi non ha letto il libro – possano essere applicate alla realtà che ci circonda di cui siamo i protagonisti.

Federica Romanò