Voto

4

“Ricorda tanto il cinema nevrotico e ironico di Woody Allen”: se anche voi siete stufi di sentirvi ripetere un’osservazione del genere state alla larga da Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini. Ambientata nella frenetica New York, la pellicola racconta gli psicodrammi dei protagonisti, parte di un’élite culturale dedita alla realizzazione di se stessa ma di fatto sempre alle prese con problemi personali: come poter salvare un matrimonio con una donna che pensa solo a fama e successo? Come riuscire ad avere un bambino se le relazioni amorose sono sempre destinate al fallimento?

La divertente e sagace commedia di Rebecca Miller convince lo spettatore per la prima metà del film: Greta Gerwig, sulla scia del precedente Mistress America, è magistralmente calata nei panni di Maggie, stramba superdonna alle prese con la solitudine ma animata dal desiderio di diventare mamma; e anche Julianne Moore, nel ruolo della moglie tradita e donna in carriera deliziosamente affettata, è straordinaria.
Se le vite dei personaggi, sconclusionate e sempre al limite dell’esaurimento nervoso, hanno bene o male funzionato per lungo tempo, Maggie e il suo piano rompono il meccanismo di un perfetto disordine: la razionalità invade il quotidiano dei protagonisti e conduce alla deriva non solo il destino di ognuno di loro, ma anche la pellicola stessa, che perde del tutto l’irriverente patina iniziale.

Anna Magistrelli